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Analisi di vestiario dal XIII al XV secolo - PARTE SECONDA

di PAOLA FABBRI (e-mail: bastet1963@libero.it)


Articolo pubblicato su Ars Historiae, Anno V – n° 15 Luglio/Settembre 2008, Editore CERS Italia
(Periodico trimestrale, reg. presso Tribunale di Venezia n° 1486 del 24/09/2004)



VESTE DEL BEATO GALEOTTO ROBERTO MALATESTA (1411-1432)
Bologna, Monastero delle Clarisse (Chiesa del Corpus Domini)


Potrebbe trattarsi di un saio penitenziale appartenuto al Beato Roberto Galeotto Malatesta, donato a Santa Caterina da Bologna, confezionato con un tessuto di lana molto grezzo e ruvido di colore tra il grigio e il marrone spesso quasi mm. 5, è probabile che con le fibre di lana vi fossero intessuti crini di cavallo. E’ interessante vedere quanto questo indumento sia simile nel taglio alla veste di S. Francesco (Galeotto Roberto Malatesta fu terziario francescano). Anche in questo caso l’indumento è composto da due teli centrali, quello anteriore composto a sua volta da due teli larghi cm. 36, aperto dallo scollo fino all’orlo, quello posteriore intero, largo cm. 70 all’altezza delle spalle e cm. 74 al fondo, due gheroni laterali quello davanti largo al fondo cm. 61 quello dietro cm. 63 entrambe i gheroni hanno una giunta triangolare vicino al giro manica larga cm. 4, la stessa cosa è stata riscontrata nella veste di S. Francesco. Tra la manica lunga cm 45 e larga cm. 45 e l’incavo del giro manica dell’abito è presente un tassello quadrato cm. 9x9. Nell’apertura anteriore, in parte rifinita internamente con una striscia di seta beige non sono presenti bottoni ma vi sono i segni di una probabile stringa alta cm. 2 posta ad una distanza di circa cm. 6 dal girocollo. Sulla parte davanti destra vi è puntato uno spillo d’ottone lungo cm. 3 con testina dal diametro di mm. 2, probabilmente lo spillo servì per puntare la piccola pergamena in cui compare una scritta (foto 7-8-9).


foto 7



foto 8



foto 9



PANDOLFO III MALATESTA (1370-1427)
Fano, Musei Civici


Farsetto in velluto di seta a pelo lungo color cremisi, composto da due parti anteriori e due posteriori, totalmente imbottito, l’imbottitura è trattenuta tra due strati di tela di lino; nella parte superiore delle maniche, tale imbottitura è stata fissata al velluto con impunture a ventaglio. La parte anteriore, e chiusa da bottoni distanziati cm. 2 l’uno dall’altro, dal diametro di circa cm. 1, decorati con un giro di impuntura; le impunture che decorano il collo e la parte inferiore della manica distanti mm. 3 l’una dall’altra furono eseguite a punto indietro con filo di seta (foto 10-11).


foto 10



foto 11



CALZEBRAGHE - FERDINANDO I e II D'ARAGONA
Napoli, San Domenico Maggiore


Il primo paio rinvenuto nell’arca di Ferdinando I d’Aragona databili all’ultimo decennio del XV secolo è di panno di lana spigato di colore nero, tagliato in sbieco in un unico pezzo, provviste di piede da cui manca la parte della pianta, due piccoli gheroni laterali sono inseriti all’altezza della caviglia. Lunghezza totale mt. 1,00 (foto 12).
Il secondo paio appartenuto a Ferdinando II databile intorno al 1498 è di panno di lana spigato come quello precedente ma di color cremisi foderato nella parte superiore e rinforzato lungo la cintura con una grossa tela per rendere più resistente il punto dove vi sono gli occhielli, rinforzati rinforzati a loro volta da maiette (piccoli anelli metallici) alcuni ancora presenti. Anche in questo caso provviste di piede come quelle di Ferdinando I Lunghezza cm. 86 (foto 13).


foto 12



foto 13


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Per quanto riguarda le vesti funebri di Diego Cavaniglia, pur avendo collaborato ad una parte del restauro, non sono ancora stati pubblicati gli atti, pertanto con grande rammarico non sono autorizzata a divulgare informazioni.



Bibliografia

1) Ruth Gronwoldt, Miszellen zur Textilkunst der Stauferzeit in Die Zeit der Staufer, Band V, Stuttgart, 1979;

2) M. Bigaroni - H.R. Meier - E. Lunghi, La Basilica di S. Chiara in Assisi, Perugia, 1994;

3) C. Vecelli, Habiti antichi et moderni di tutto il mondo;

4) N. D’Arbitrio, La nuova sacrestia le arche gli apparati e gli abiti dei re aragonesi, Ed. Savarese, Napoli, 2001.

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redazione - Bartolo

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