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 FORUM VILLAGGIO MEDIEVALE
 ALIMENTAZIONE E CUCINA NEL MEDIOEVO
 ALIMENTI E BEVANDE
 Idromele [indice 03.2]
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Heidi16
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Italy
2 Posts

Posted - 31/07/2008 :  21:01:06  Show Profile  Visit Heidi16's Homepage  Click to see Heidi16's MSN Messenger address  Reply with Quote
C'è qualcuno che ha provato a farlo o ha qualche ricetta?

ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 01/08/2008 :  09:10:08  Show Profile  Reply with Quote
Se cerchi una fonte storica, puoi vedere Plinio, Naturalis Historia, XIV, 20
http://www.hs-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost01/PliniusMaior/plm_hi14.html
vedi paragrafo 113

altrimenti in rete ne trovi a palate, cioè a litri.

Per il medioevo italiano credo che l’uso dell’idromele sia una chimera (comunque non sia mai che si rinunci a quei straordinari e fondatissimi corni potori), salvo contraddizione degli esperti in alimentazione.

BV
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Heidi16
Visitatore

Italy
2 Posts

Posted - 01/08/2008 :  22:20:45  Show Profile  Visit Heidi16's Homepage  Click to see Heidi16's MSN Messenger address  Reply with Quote
in effetti...di ricette ce ne sono infinite!
solo ieri ho trovato un sito in inglese che ne elencava più di 200...
speravo solo di trovare un aiuto per riuscire a selezionare qualcosa di filologicamente corretto e che dia un risultato sufficientemente buono...
Proverò a dare un occhiata a Plinio! Grazie del link!
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ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 02/08/2008 :  00:07:35  Show Profile  Reply with Quote
Filologicamente o storicamente corretto sarà difficile, per il solo motivo che l'idromele come bevanda appare prima come citazione letteraria, solo poi come "ricetta"; ed ho il sospetto (non la certezza) che le "ricette" siano tutte molto tarde rispetto al periodo medioevale.
Supponendo ovviamente che il tuo interesse insista sull'età di mezzo.

Piuttosto, come insinuavo, il problema potrebbe essere di congruenza ricostruttiva: nel caso il tuo interesse fosse orientato su un'area geografica mediterranea, l'idromele dovresti abbandonarlo.
E' una questione agricola e culturale; viceversa se la tua attenzione fosse rivolta ad aree nord-europee.
Basterebbe ricostruire una carta geografica e cronologica che evidenzi la diffusione della coltura della vite.

Se invece il tuo interesse è strettamente alcolico-alimentare, senza fisime ricostruttive, allora buona cerca.

BV
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ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 02/08/2008 :  12:07:20  Show Profile  Reply with Quote
Qui il testo di Plinio, ove servisse.

«Si fa del vino anche dall’acqua e dal miele soltanto. A questo scopo si prescrive di conservare l’acqua piovana per cinque anni. Altri, più accorti, facendola subito bollire, la riducono ad un terzo, cui aggiungono un terzo di miele vecchio: quindi la lasciano al sole per 40 giorni a partire dal giorno della Canicola; altri invece la travasano così com’è e la tappano il decimo giorno. Questo è il cosiddetto idromele che acquista, invecchiando, il gusto del vino; in nessun luogo è più apprezzato che in Frigia»

GAIO PLINIO SECONDO, Storia Naturale, III, Botanica, I, Libri 12-19, Einaudi, Torino 1984, pp 248-249

BV
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morloi
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5 Posts

Posted - 03/08/2008 :  17:41:29  Show Profile  Visit morloi's Homepage  Reply with Quote
Parlo da semplice "cultore alcolico".
Produco idromele (e birra) da qualche tempo...
La ricetta che conosco e la più accreditata è figlia stretta di quella di Plinio, in buona sostanza acqua e miele, in proporzioni variabili ( c'è chi dice 50 - 50, chi 66 - 33 come dice Plinio appunto ).
La differenza fondamentale - che vale per la birra come per l'idromele o perfino il vino - sta nell'utilizzo di lieviti selezionati al posto dei lieviti selvaggi usati nell'antichità (anzi fino alle porte della modernità).
Questo sposta di MOLTISSIMO il gusto delle bevande. Per rendertene conto prova a gustare una birra Lambic (la trovi nelle birrerie più fornite), birra tradizionale francese ancora fatta fermentare all'aria aperta - spesso in cantine antiche ricche di funghi e muffe - senza aggiunta di lieviti tradizionali.
Il gusto sarà decisamente acido, e completamente diverso da quello che ci si può aspettare.
In generale volendo preparare bevande alcoliche di fermentazione filologiche bisognerebbe affidarsi alla contaminazione naturale. c'è da dire un paio di cose:
a) le contaminazioni naturali sono attualmente più rischiose che qualche centinaio d'anni fa
b) il nostro fisico non è abituato e soprattutto l'intestino potrebbe averne a male. (Il rischio botulino non dovrebbe esserci perché il botulino non sopravvive negli ambienti alcolici, ma una mal di pancia causa lieviti impazziti potrebbe starci)

Io per far fermentare l'idromele uso lieviti selezionati da chardonnay, mentre per la birra lieviti specifici a seconda della tipologia.
Morloi
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Anna
Ospite

Italy
57 Posts

Posted - 04/08/2008 :  21:56:21  Show Profile  Reply with Quote
Dopo un lungo trasloco e la mancanza di collegamento internet (e soprattutto il tempo per fare i vari collegamenti...) eccomi di nuovo in circolazione per il villaggio...
Le notizie che ho trovato in "L'arte della cucina nel medioevo. Storia, ricette e personaggi dell'epoca favolosa della tavola" di Terence Scully - Edizioni Piemme SpA - Casale Monferrato -III edizione Gennaio 1998 - ISBN 88-384-2972-3 pagg.171 e seg.:
"ALTRE BEVANDE DA TAVOLA
IDROMELE:
Da tempi immemorabili il miele è stato sciolto in acqua dagli europei del nord, in particolare dai Celti, per produrre la bevanda nota come medo o mellicratum. Secondo una ricetta inglese del tardo XIV secolo copiata in un manoscritto medico, l’idromele risultava semplicemente dalla bollitura di acqua e miele:
“Per fare idromele.Prendete dei favi e metteteli in un grande recipiente; mettete del legno pesante sopra per spremere fuori quanto più miele possibile: questo si chiama “miele vivo”. Fate poi bollire questi favi in acqua pura e premete fuori quanto più miele possibile in acqua calda in un altro recipiente, bollite, schiumate e aggiungete un quarto di “miele vivi”. Lasciate riposare qualche giorno coperto. Questa è una buona bevanda.”(1)
Ci si potrebbe aspettare però, data la popolarità in Germania di questa bevanda, che essa richiedesse una preparazione più elaborata.
Per coloro che volessero fare del buon idromele. Scaldate dell'acqua pura di fonte calda quanto è tollerabile per la vostra mano e per ogni due misure di acqua (circa due pinte l'una) prendete una misura di miele; mescolate con un bastone, lasciate riposare per un po' e poi filtrate attraverso una tela pulita o attraverso un setaccio di crine in un recipiente pulito. Fate poi bollire le solite spezie [che si usano per fare la birra] il tempo necessario per fare il giro di un acro di terra e fate un secondo giro, e schiumate le spezie usando una tazza con dei buchi, in modo che la schiuma rimanga in essa, ma non le spezie; mettete poi l'idomele in un recipiente pulito e copritelo, in modo che il vapore non possa sfuggire, lasciandovelo finché [si è raffreddato al punto che] potete lasciarvi dentro la mano. Allora prendete un recipiente che contenga mezza misura (una pinta scarsa), riempitelo fino a metà con lievito e una manciata di salvia e bollite insieme con le spezie per [il tempo che ci vuole a percorrere] approssimativamente mezzo miglio e poi versatelo nel composto di spezie e prendete del lievito fresco, un mezzo quartino, e aggiungetelo e mescolate per farlo fermentare; copritelo in modo che il vapore non possa uscire e lasciate riposare per un giorno e una notte. Poi filtrate l'idomele attraverso un panno pulito o un setaccio di crine; conservatelo in un recipiente pulito e lasciatelo invecchiare per tre giorni e tre notti, riportando ogni sera a livello; dopo ciò versatelo, facendo attenzione che non vi finisca del lievito e lasciatelo riposare per otto giorni in modo che depositi, riportando ogni sera a livello. dopo di ciò versatelo in un barile resinato e lasciatelo riposare per 8 giorni interi; [anche così] non bevetelo prima di sei o otto settimane, perchè così il suo sapore è migliore. (2)

A una data leggermente posteriore, a Parigi, anche il Ménagier dà delle indicazioni per fare l'idromele che richiedono l'uso di lievito per iniziare il processo di fermentazione. Il padrone di casa deve far bollire del buon miele dolce, finché esso produce bolle di vapore scuro, poi aggiungervi acqua e ridurre il volume di un quinto, continuando a mescolare. Poi dovrebbe lasciar raffreddare, filtrare e mettere in un recipiente, a questo punto aggiungere o lievito di birra (cosa che lo scrittore raccomanda) o lievito di pane (che è altrettanto gradevole di sapore, ma dà un colre meno gradevole all'idromele). (3)
La stessa ricetta del Ménagier de Paris continua con istruzioni per fare una variante speziata dell'idromele base, vale a dire ciò a cui mirava il Buoch von guter Spise. Conosciuta in Francia all'epoca come bochet, tale bevanda speziata viene considerata dal Ménagier migliore di quella semplice: l'autore inizia questa parte della ricetta così: "E se desiderate farne uno molto buono..." e continua con l'istruzione di appendere un sacchetto di spezie macinate (zenzero, pepe lungo, grani del paradiso e chiodi di garofano) nella botte per due o tre giorni, schiacciando le spezie bagnate prima di togliere il sacchetto; lo stesso sacchetto di spezie può essere usato per insaporire tre o quattro botti di idromele semplice...
...Benché il miele continuasse ad avere un certo ruolo come ingrediente nella cucina tardo medioevale, l’idromele sembra aver declinato in popolarità come bevanda dell’aristocrazia. La ragione può essere collegata all’associazione dell’idromele a una bevanda medicinale.
Nel suo preambolo generale il Tractatus dichiara che il lettore dovrebbe conoscere i differenti effetti dei diversi alimenti e, tra le altre cose, quali bevande devono essere considerate "come medicinali di natura tale da rafforzare le persone malate o deboli, bevande del genere di mellicratum (i.e. mead), oxizucara, sapa, mulsa, syrupi e tysana". (4). L'aggiunta nella ricetta del termine inglese mead per l'idromele tra i termini scientifici è probabilmente significativo.
Nel Ménagier, la ricetta dell'idromele compare nella sezione il cui titolo è "Bevande per il malato". Una bevanda con una lunga e nobile tradizione sembra aver terminato la sua vita sul comodino da notte nelle stanze dei malati."
(1) Vedi la serie di ricette miste alle quali Hieatt e Butler hanno dato il nome di Goud Kokery, ricette 9 e 10, in Curye on Inglysch, p.150
(2)Das Buoch von guter Spise (ricetta 14, Wilt du guten met machen). Questa raccolta tedesca è databile alla prima metà del XIV secolo.
(3) Ménagierde Paris,ricetta 299. L'autore specifica le quantità in termini di sestari, una misura il cui volume preciso a quell'epoca è difficile da definire.
(4) Tractatus de modo preparandi e condienti omnia cibaria
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Bartolo
Amministratore

Italy
2940 Posts

Posted - 05/08/2008 :  09:47:20  Show Profile  Visit Bartolo's Homepage  Click to see Bartolo's MSN Messenger address  Reply with Quote
Ciao Anna, è un piacere riaverti tra noi.
Ho letto piuttosto attentamente quanto da te riportato e non mi è parso di trovare cenni alla preparazione di idromele in ambito italiano. Alle aree geografiche di Inghilterra, Francia e Germania, al contrario, sono riconducibili trattati che contemplano la suddetta bevanda, con le eventuali sofisticazioni del caso.
Si può concludere, dunque, che al momento non risultano fonti ad attestarne l'uso anche nella nostra penisola? Ovviamente, per quanto ti è dato sapere...
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Anna
Ospite

Italy
57 Posts

Posted - 05/08/2008 :  13:46:03  Show Profile  Reply with Quote
quote:
Originally posted by Bartolo

Ciao Anna, è un piacere riaverti tra noi.
Ho letto piuttosto attentamente quanto da te riportato e non mi è parso di trovare cenni alla preparazione di idromele in ambito italiano. Alle aree geografiche di Inghilterra, Francia e Germania, al contrario, sono riconducibili trattati che contemplano la suddetta bevanda, con le eventuali sofisticazioni del caso.
Si può concludere, dunque, che al momento non risultano fonti ad attestarne l'uso anche nella nostra penisola? Ovviamente, per quanto ti è dato sapere...


Al momento non ho trovato riferimenti nè nei vari manoscritti nè tantomeno nei resoconti dei vari banchetti, ciò porterebbe a supporre che in ambito italiano non fosse molto diffuso.
L'unica traccia potrebbe essere nelTractatus come già citato nel post precedente.
"Tractatus de modo preparandi et condiendi omnia cibaria" Testo: Marianne Mulon: Deux traités inédits d'art culinaire médiéval. (Del Tractatus sono conosciute due versioni, contenute nei manoscritti latini 7131 e 9328 della Biblioteca Nazionale di Parigi. Il primo si ritiene risalga all’inizio del XIV secolo e si vuole redatto a Parigi, mentre il secondo, databile tra il 1360 e il 1370, parrebbe di origine italiana.
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ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 05/08/2008 :  17:40:02  Show Profile  Reply with Quote
quote:
Originally posted by Anna
... manoscritti latini 7131 e 9328 della Biblioteca Nazionale di Parigi. ... il secondo, databile tra il 1360 e il 1370, parrebbe di origine italiana.



Sì, è scritto in Italia, per una immagine
http://expositions.bnf.fr/gastro/grands/164.htm

ma non risolve il problema: essendo copia, ed è tale per evidenza di datazione, sarebbe necessario sapere la provenienza dell'antigrafo (la copia da cui deriva).

Sulla origine del Tractatus esistono tre correnti interpretative: Flandrin, Mulon e Martellotti; ma lascio ad Anna il dipanare la matassa, anticipando solo che la Mulon ipotizza un'origine franco-italiana nella corte angioina di Napoli.

BV

postilla: dell'ecdotica del Latin 9328 se ne era già parlato qui

http://www.villaggiomedievale.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=677

è un lavoro che ha in corso Carla

Edited by - ScriptaVana on 05/08/2008 18:59:02
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Sir Galahad
Ospite

14 Posts

Posted - 18/06/2012 :  18:24:27  Show Profile  Visit Sir Galahad's Homepage  Reply with Quote
Bello, questo spazio dedicato all'idromele. Vorrei inserirmi nel discorso, per dire la mia
Nel Medio-Evo (che io preferirei chiamare Cristianità Latina, come autorevolmente si esprimono alcuni storici) era d'uso che i giovani sposi si dissetassero esclusivamente con un liquido a base di miele e acqua. Quello che sarà chiamato, appunto, idromele. Naturalmente i giovincelli, per usare a pieno delle delizie del talamo nuziale, avevano bisogno di energia, che trovavano neglle sostanze del miele. L'amore veniva così rinsaldato e suggellato con una semplice sostanza ottenuta dalla fermentazione, e quindi alcoolica. Oltre all'energia, quindi, gli sposini potevano gratificarsi anche di uno stato un po' ...brillo.
Ora, qui ci sarebbe un'indagine etimologica: pare, infatti, che tale liquido inebriante, usato e ri-usato anche per un mese, abbia provocato l'origine del termine "luna di miele": infatti, al mese del calendario fa riscontro la fase lunare: allora, luna o luna di idromele dà: luna di miele.
Così ho letto in un libro... Che poi, a voler essere pignoli, non si tratterebbe di una etimologia, bensì di una paraetimologia.
Comunque, sia come sia, io l'ho trovata carina e degna di attenzione

Sir
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ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 18/06/2012 :  19:34:16  Show Profile  Reply with Quote
quote:
Originally posted by Sir GalahadCosì ho letto in un libro...

Così, per dare cenno di avere preso in considerazione quanto scritto nel benvenuto all'iscrizione al forum: se tu volessi citare il testo di riferimento.

Sarebbe cosa gradita e utile una condivisione di informazioni.

Grazie dell'attenzione.

BV
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Sir Galahad
Ospite

14 Posts

Posted - 18/06/2012 :  19:56:30  Show Profile  Visit Sir Galahad's Homepage  Reply with Quote
Si, subito.
Il libro, molto discorsivo, è : Non si direbbe, di Paul Zeffiri, aditrice Elle Di Ci.
Paul Zeffiri è lo pseudonimo di Fortunato Raddi, mio professore e uomo di sconfinata cultura, nonchè persona di acuto ingegno e sottile ironia.
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ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 18/06/2012 :  20:03:46  Show Profile  Reply with Quote
Grazie del celere riscontro.
Per caso, nel saggio vengono anche fornite le fonti documentarie dell'uso dell'idromele nella pratica dei nubendi?

(Se sì, come sopra: graditissime)

BV
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Mauro Fiorentini
Nuovo Abitante

Italy
360 Posts

Posted - 18/06/2012 :  20:24:50  Show Profile  Reply with Quote
Quindi oggi per le seconde o terze nozze, o per le nozze d'argento, si potrebbe parlare di luna-di-agra! Ma pensa te
Ciao!
Mauro.

Edited by - Mauro Fiorentini on 18/06/2012 20:25:05
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Sir Galahad
Ospite

14 Posts

Posted - 19/06/2012 :  18:46:45  Show Profile  Visit Sir Galahad's Homepage  Reply with Quote
@ Scripta vana: no, mi spiace, nessun'altra informazione.
@ Mauro Fiorentini: eh, si,proprio luna-di-agra....e, a volte, anche luna-di-viagra.... Scusate la battuta, a volte il mio spirto goliardico prende il sopravvento

Sir
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