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 Collanti, finiture, pigmenti: ipotesi [indice 14.0]
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ImperialisMiles
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Posted - 15/01/2010 :  11:27:01  Show Profile  Visit ImperialisMiles's Homepage  Reply with Quote
Apro questo topic perchè curiosando in giro per il forum ho notato parecchi dubbi e perlplessità riguardo quest'argomento cosi controverso su cui tutt'ora fior di musueologi e chimici si sta scontrando. Premesse:-nulla si crea o si distrugge ma tutto si trasforma,quindi molte sostanze che oggi si presentano in un modo,all'origine erano di natura differente.-alcune sostanze possono essere state utilizzate ma nel corso del tempo essersi alterate tanto da non essere rintracciabili quindi ancora abbiamo parecchi dubbi al riguardo. Le fonti su cui mi baso sono:-L'inquinamento atmosferico.Danni su manufatti esposti (CarloeClaudia Lalli) ed.OPD Firenze.-Glossario delle tecniche artistiche e di restauro (C.paolini,M.Faldi) Ed. PalazzoSpinelli Firenze.

ImperialisMiles
Nuovo Abitante

Italy
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Posted - 15/01/2010 :  11:57:39  Show Profile  Visit ImperialisMiles's Homepage  Reply with Quote
Partiamo dalla tanto dibattuta ceralacca:fondamentalmente è sempre esistita in quanto miscela di(C.Lalli):-resina colofonia o pece greca,cera d'api,eventuali pigmenti minerali(sali metallici),trementina,bitume grezzo. Questa è la miscela di base da analisi chimiche effettuate su vari campioni dal suddetto Lalli in Italia ed Europa(part.Spagna). Ora il discriminante tra semplice cera da sigillo e ceralacca per come la intendiamo noi oggi avviene tra il XVI e il XVII secolo nella laguna veneta,dove inizia la produzione documentata della "trementina Veneta" distillata unicamente da larici secondo rigidi canoni.Questa veniva utilizzata per trattare il bitume che poi diveniva BitumeGiudaico. Questa sostanza, aggiunta alla miscela di cui sopra insieme a una bassa percentuale di gommalacca (da cui il nome) cambia radicalmente le caratteristiche di resistenza del prodotto che diviene molto più resistente al calore permettendo spessori minori e grazie ai nuovi additivi si ha una resa dei dettagli notevolmente superiore che permise l'utilizzo di sigilli più elaborati più difficilmente falsificabili.Riassumendo:la miscela da utilizzare in ambito medievale è composta di cera+resina,e questo è un dato di fatto.Quello che è lecito ipotizzare è l'uso della trementina.Per la ceralacca vera e propria abbiamo documentazioni,ma per quella medievale no.Il fatto è che senza testimonianze si può solo supporre.Ma la trementina in se è documentata sin dall'età classica per scigliere ad es. la cera di calafataggio delle imbarcazioni egiziane e greche,ma essendo per sua natura volatile,non lascia tracce,quindi non possiamo escluderne a priori l'utilizzo in ambito notarile.Rtenete giusto il suo utilizzo in pubblico previa specificazione del dubbio?
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ImperialisMiles
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Italy
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Posted - 15/01/2010 :  12:18:01  Show Profile  Visit ImperialisMiles's Homepage  Reply with Quote
Alcune specificazioni:la trementina e le resine o peci vengono prodotte sottoponendo a prolungato e forte riscaldamento a bagnomaria legni di conifere.Questo riscaldamento fa evaporare il solvente naturalmente presente nelle resine,ovvero la trementina,che viene raccolta per distillazione ovvero il recupero dei vapori tramite un "coperchio" con beccuccio prima di metallo,poi di vetro posto sul bollitore,il prodotto di prima distillazione è detto acquaragia pura.Sul fondo del recipiente si recupera il reiduo secco ossia le resine.L'utilizzo di un solo legno porterà a prodotti specifici(es.:pino marittimo=colofonia&trementina di pino,ecc..).La rimescola resina+poca trementina dava una melassa di colore giallo,rosso o bruno a seconda del tipo,che ne permetteva lo sfruttamento pratico.Il problema principale era rappresentato dal fatto che ,una volta evaporata la trem.,la resina diveniva dura e fragile.Ciò impose l'utilizzo di plastificanti,ovvero sostanze che mentenessero la resina ad un buon livello di elasticità.Qui l'introduzione della cera d'api,che da sola risulta troppo plastica mentre addizionata alle resine dava ottimi risultati.Le percentuali devono essere studiate in base alla temperatura di esposizione abituale del prodotto finito.Questa miscela può essere sfruttata oltre che per i sigilli,come finitura per strumenti musicali e manufatti lignei in genere,come protettivo su ferro e acciai,per patinare marmi e pietre garantendo un fil protettivo solido e brillante.A discrezione la si può tingere con pigmenti in polvere.
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ImperialisMiles
Nuovo Abitante

Italy
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Posted - 15/01/2010 :  12:29:13  Show Profile  Visit ImperialisMiles's Homepage  Reply with Quote
cera+resina si può utilizzare anche per le piccole stuccature sul legno. Continuo nella speranza di non avere effetti lassativi..... Gli OLI:spesso ho visto discussioni su come impermeabilizzare e trattare legno e tela.Qui riporto qualcosa che forse può fare luce.Gli oli sono di facile utilizzo per come si presentano,non necessitano solventi,riscaldamenti....il problema è che spesso rimngono allo stato liquido,questo fattore dipende dalla composizione chimica degli oli stessi,in particolare dalla presenza di due acidi grassi:-linoleico e linolenico.Più alta è la concentrazione di questi,più rapida sarà la loro essiccazione.Chimicamente quello che asciuga ,o più correttamente "polimerizza", meglio è l'olio di lino cotto che viene arricchito di ioni metallici che fanno da catalizzatori in fase di polimerizzazione

Edited by - ImperialisMiles on 15/06/2011 11:51:00
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ImperialisMiles
Nuovo Abitante

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Posted - 17/01/2010 :  12:23:30  Show Profile  Visit ImperialisMiles's Homepage  Reply with Quote
Ho dimenticato di specificare che quella liquida é "essenza o olio di trementina". Trementina come parola singola indica un composto pastoso (oleoresina) che viene ricavato tramite incisione della corteccia della pianta. Per intenderci è la resina allo stato naturale.
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ScriptaVana
Amministratore

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Posted - 17/01/2010 :  15:34:03  Show Profile  Reply with Quote
Ceralacca e sigilli

Venezia, Biblioteca del Museo Correr, Correr 1102
metà sec. XVIII, codice miscellaneo, sigilli in ceralacca sono segnalati in corrispondenza di una raccolta di supppliche del sec. XVIII

http://www.nuovabibliotecamanoscritta.it/StampaManoscritto.html?codice=12103

Bergamo, Biblioteca Angelo Mai, Inventario Carte Biglia

http://www.bibliotecamai.org/cataloghi_inventari/archivi/archivi_collezioni_doc/inventario_biglia_famiglia/inventario_carte_biglia.html

L’inventario Biglia offre l’opportunità di verificare la sussistenza della sigillazione in cera e in ceralacca.
Si deve eventualmente considerare l’uso in funzione della tipologia documentaria (escludendo dal novero i documenti sigillati di età più alta):

inventario n° 17, 1549 aprile 27: fede di notariato, aderente, cera sotto carta
inventario n° 27, 1565 gennaio 22: lettera patente, pendente in teca, cera
inventario n° 33, 1565 dicembre 19: lettera di san Carlo Borromeo, aderente, cera sottocarta
inventario n° 32b, 1567 ottobre (data estrapolata): fede di notariato, aderente, cera sotto carta
inventario n° 37, 1586 aprile 16: concessione da parte di Carlo Emanuele duca di Savoia, aderente, cera sotto carta
inventario n° 39, 1597 novembre 18: nomina da parte del vicario generale dell’arcivescovo Federico Borromeo, pendente in teca metallica, cera
inventario n° 41, 1627 agosto 29: fede dei decurioni di Como, aderente, cera sotto carta
inventario n° 45: 1623 febbraio 9: passaporto concesso dall’Imperatore Ferdinando II, aderente, cera sotto carta
inventario n° 47, 1623 dicembre 23: passaporto concesso da Luigi XIII di Francia, aderente, cera sotto carta
inventario n° 48, 1638 dicembre 7: passaporto rilasciato da autorità non identificata, aderente, ceralacca
inventario n° 51, 1661 settembre 15: conferma di nomina da parte di Filippo IV di Spagna, aderente, cera sotto carta

Da notare come la cera rimanga in voga come materiale di sigillazione anche per documenti sovrani, in particolare da raffrontare l’emissione di passaporti da parte di cancellerie regie con l’unico testimone sigillato in ceralacca.

Archivio Storico del Comune di Gordona (Sondrio), Statuti, grida e ordini

http://www.provincia.so.it/cultura/archivistorici/testi/archivi/gordon/GORAU2.htm
n° inventario 3 Grida generale, “n. 8, F”: 1639 settembre 17, ceralacca

Torino, Biblioteca Civica Centrale, Raccolta Autografi Luigi Nomis di Cossilla, 61/1.1
1706 maggio 17: lettera dell’imperatore Carlo VI, aderente, ceralacca

http://www.comune.torino.it/cultura/biblioteche/ricerche_cataloghi/pdf/bibliografie/assedio/immagini/23.pdf

Una segnalazione importante che potrebbe retrodatare al prima attestazione dell’uso della ceralacca rispetto al termine posto da Bascapé al 1615 [1] in una lettera di Luigi XIII (qui vale confrontare con la segnalazione del sigillo in cera dello stesso sovrano nell’inventario Biglia n° 47 cfr. supra): si tratta della edizione de

ALLEMANNO ALESSANDRO, BARBATO ANTONIO, SOLIGO AMALIA, Gli statuti di Moncalvo (1656) con il diploma di concessione del titolo di città (1705) e le patenti di conferma (1774), Città di Moncalvo, 2005.

Nella descrizione del manoscritto si legge relativamente alla prima approvazione degli statuti ivi contenuta «... datata Casale 30 ottobre 1567, con sigillo cartaceo e ceralacca aderente ...» http://www.provincia.asti.it/hosting/moncalvo/statuti/introduzione.pdf

La riserva è sulla ambiguità della descrizione: “sigillo cartaceo e ceralacca aderente” potrebbe indicare un normale sigillo coperta da carta a scopi preservativi come pratica comune fin dal secolo XV, ma in questo caso, salvo incompleta copertura, sarebbe bene avere notizia di quale elemento abbia fatto decidere per l’indicazione della ceralacca in luogo della consueta cera.

La riserva si accresce sulla superficialità della descrizione dei successivi sigilli definiti come “impressi”, per i quali, considerata la datazione, risulta arduo ipotizzare l’uso della impressione a secco su ostia di carta.

quote:
Originally posted by ImperialisMiles
Quello che è lecito ipotizzare è l'uso della trementina. Per la ceralacca vera e propria abbiamo documentazioni,ma per quella medievale no. Il fatto è che senza testimonianze si può solo supporre. Ma la trementina in se è documentata sin dall'età classica per scigliere ad es. la cera di calafataggio delle imbarcazioni egiziane e greche,ma essendo per sua natura volatile,non lascia tracce,quindi non possiamo escluderne a priori l'utilizzo in ambito notarile. Rtenete giusto il suo utilizzo in pubblico previa specificazione del dubbio?



Non si comprende bene se il problema sia di trasmettere al pubblico l’impiego della trementina per la confezioni di sigilli di cera, o se sia invece legittimo presentare la ceralacca come materia per gli stessi in epoca medievale.

Il problema di come venisse trattata la cera ad uso sigillo permane, cfr. la discussione in

http://www.villaggiomedievale.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1377

nella quale si danno alcuni indizi su una lavorazione manuale fino a rendere il materiale sufficientemente morbido da riceve un’impronta a secco.

Insoluto invece se si ricorresse alla fusione della cera vergine in stampi, ma chi volesse sperimentare la soluzione si accorgerebbe che la solidificazione della cera comporta qualche problema al momento della impressione del sigillo: tipo schizzo sul testo vergato.

Se invece il dubbio sia relativo alla presentazione di ceralacca su di un banco ad uso ricostruttivo e didattico.
È evidente che la testimonianza documentaria non fa altro che fissare una cronologia a partire dalla quale si ha la certezza dell’uso del materiale, la conoscenza del quale ovviamente è pregressa, poiché non è da pensare che nella cancelleria di Luigi XIII un giorno del 1615 un cancelliere abbia deciso di scodellare una nuova invenzione su un documento regio.

Tuttavia riportare a ritroso l’indicazione d’uso è sicuramente scorretto, in particolare in presenza di attestazioni del proseguimento dell’impiego della cera per i sigilli.

Dal punto di vista didattico è invece corretto, se l’intenzione è quella di dare una panoramica della evoluzione delle pratiche documentarie; in questo caso tuttavia sarebbe necessario presentare una rassegna completa di tutti gli elementi oggetto di modifica nel tempo, non soltanto di uno specifico (cera e poi ceralacca).
Su questo argomento è tuttavia bene che si pronuncino quanti praticano direttamente e seriamente la ricostruzione.

Un'ultima nota

quote:
Originally posted by ImperialisMiles
l'utilizzo in ambito notarile


si insiste: il sigillo non è strumento professionale del notaio, come non lo à del mercante, del contadino, dello studente et cetera.
Può essere presente sul banco del notaio, specie in Toscana (in Lombardia, ad esempio, non si hanno notizie), come lo può essere un cucchiaio o un libro d’ore: fa arredamento, non professione.

BV

Rinvii all’argomento ceralacca
http://www.villaggiomedievale.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1377
http://www.villaggiomedievale.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1802

[1] BASCAPÈ GIACOMO CARLO, Sigillografia. Il sigillo nella diplomatica, nel diritto, nella storia, nell'arte, cap III p 69
http://www.villaggiomedievale.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1377
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Jorge da Burgos
Nuovo Abitante

213 Posts

Posted - 04/03/2010 :  21:47:29  Show Profile  Reply with Quote
Scusatemi, non capisco cosa si intenda esattamente col termine "bitume" in ambito medievale, sapevo che il bitume fosse un derivato del petrolio, quello medievale cos'era?
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carla
Amministratore

2197 Posts

Posted - 05/03/2010 :  08:42:18  Show Profile  Visit carla's Homepage  Reply with Quote
In geologia per "asafalto" si intende una roccia calcarea impregnata da una miscela di idrocarburi ad alta densità, spesso derivati dall'alterazione in condizioni prossime alla superficie di idrocarburi più semplici contenuti nelle rocce serbatoio in profondità. In pratica la roccia, porosa di suo, per fratturazione viene ad ospitare gli idrocarburi che la impregnano, dando un caratteristico aspetto a puntini neri o plaghe più o meno estese.
In alcuni casi invece, la venuta a giorno di idrocarburi lungo frattutrazione è abbastanza cospicua da dare luogo a vere e proprie emergenze naturali, piccole pozze o laghetti di asfalto; manifestazioni di questo tipo sono note in medio oriente sin dall'antichità, ed erano spesso sototlineate da fuochi naturali, alimentati dalla frazione più volatile (tipo CH4 o comunque catene brevi).
Il bitume, così come la pece, sono nomi correnti nell'antichità per questi materiali, che venivano utilizzati in vari ambiti, da quello bellico (ad esempio nella composizione dei vari "fuochi da lancio", sino al famoso "fuoco greco", v. Settia, Rapine, assedi, battaglie, laterza, che vi dedica un ampio capitolo) sino all'utilizzo per calatafare le imbarcazioni.
Da noi sono noti dei giacimenti in Sicilia, ad esempio nella zona di Ragusa; posto il link, a me non sembra un sito direttamente commerciale, però non sono abbastanza scaltra su questi giochini, quindi se qualcuno controlla, grazie
http://www.sentieridelbarocco.it/ALTRITINERARI/GEOSITI/miniereasfalto/minierasfalto.htm

Edited by - carla on 05/03/2010 08:52:03
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