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 Materiali scrittorî: pergamena vs carta
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ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 27/06/2006 :  19:59:02  Show Profile
Questa discussione è stata stimolata da una osservazione di Bruno, che ringrazio, sulla liceità dell’uso della carta come supporto scrittorio nella ricostruzione di contesti risalenti al secolo XIII.


L’informazione circa la presenza della carta al secolo XIII in Italia è in massima parte corretta, di seguito indicherò come documenti cartacei siano attestati in Italia a partire dalla seconda metà del secolo XII; in Spagna, per introduzione araba, la prima cartiera di Xativa / Jativa – al presenta San Felipe in Valencia, risale al secolo XII (1).

Il problema che si pone come discriminante della scelta del supporto scrittorio (pergamena / carta) è in primo luogo in funzione dell’uso pubblico o privato dello scritto.

Il primo documento cartaceo noto – in questo caso si intende documento nella definizione ristretta della diplomatica, pertanto non si parla di “codici” – è un mandato della contessa Adelaide (o Adelasia) di Sicilia risalente al 1109 [pubblicato di FRUGONI CHIARA, Medioevo sul naso. Occhiali, bottoni e altre invenzioni medievali, Laterza, Roma Bari 2007 (III), p 62 fig. 44], parimenti sono conservati mandati della cancelleria federiciana risalenti al 1228 e 1230 (2).

La carta, pur diffusa, non gode di buona nomea: nel 1231 Federico II vieta di rogare instrumenta notarili in carta (come faccio osservare al pubblico quando spiego i materiali scrittorî: se c’è il divieto, significa che l’uso è consolidato).
La contraddizione è solo apparente: i mandati sono – semplificando molto – documenti funzionali alla semplice amministrazione dei pubblici affari, l’instrumentum notarile, e con maggior forza un privilegio regio, ecclesiastico, signorile, crea o sancisce un diritto.

Il primo documento cartaceo notarile milanese conservato presso l’Archivio Notarile dell’Archivio di Stato di Milano (ASMi) risale agli anni Novanta del secolo XIII.
Nei documenti milanesi di constitutio notarii, ovvero nel conferimento da parte di un conte palatino al notaio postulante della facoltà di rogare, nelle formule di obbligazione si fa esplicito riferimento al divieto di rogare in carta abraxa vel bombacilla (3).

Presso l’Archivio di Stato di Genova (ASGe) i più antichi documenti cartaci conservati sono le imbreviature del notaio Giovanni Scriba (1154), ma le imbreviature – volgarizzando corrispondo agli estremi del contratto giuridico cui si riferiscono – hanno valore solo in quanto conservate presso un notaio che ne garantisce la publica fides: solo il notaio rogatario delle stesse o un diverso notaio, previa autorizzazione del Collegio locale, potrà estrarre il mundum del documento. [cfr. ultra le precisazioni dell'utente maccadan]

Qual è il significato di questo ragionamento, particolarmente nell’ambito della ricostruzione storica.
L’uso della carta è ammissibile solo se si tratta di documenti amministrativi, di imbreviature o di scritture private di corrispondenza (4) o memorialistiche.
Non sarebbe corretto inscenare la ricostruzione di un banco notarile e delle formalità che conducono alla redazione del documento senza avere a disposizione della pergamena, soprattutto se si propone un negozio tra un privato e una istituzione che, come scrivevo in precedenza, sancisce un obbligo e/o un diritto per il quale si vorrà la garanzia di lunga durata della conservazione della prova.

Similmente per la scrittura dei libri.
Sia che la copia avvenisse in ambiente ecclesiastico o laico il supporto scrittorio predominante rimane la pergamena almeno fino al secolo XV, sarà con la stampa che i rapporti di forza reciproci si ribalteranno, anche se ancora una committenza facoltosa pretenderà la stampa su pergamena e vi sarà una iniziale tendenza alla imitazione del libro a stampa rispetto al manoscritto (5).

La resistenza all’uso della carta negli scriptoria è attestata in modo postumo (e donchisciottesco) da Giovanni Tritemio: «Chi può ignorare infatti quale profonda differenza ci sia tra la scrittura e la stampa? La scrittura, se posta su pergamena, può durare anche mille anni, la stampa invece, poiché è abitualmente prodotta su carta, per quanto tempo potrà durare? Se un volume di carta può resistere duecento anni è già molto …» (6).

Sicuramente vale un ambito mentale ancora più che ragioni economiche, si può considerare ad esempio la produzione del libro universitario: le pecie bolognesi erano pergamenacee, malgrado il proverbiale stato di indigenza degli studenti.
Per contro esiste sempre la dimensione privata del codice, il manoscritto prodotto per “autoconsumo”: il primo codice cartaceo tedesco risale al 1246-1247 ed è il registro del decano del duomo di Passau, Albert Beham (7); ma all’inzio del secolo XV il copista Alan con la propria moglie scrive un piccolo Libro d’ore, classico libro per la devozione privata, in pergamena (8).

Ai fini dell’attività della ricostruzione storica sarà dunque necessario adattarsi e piegarsi ai costi relativi: il copista, l’amanuense, lavorano massimamente su pergamena.

BV
(SM) ego laurentius scripsi & ssipsi

Postilla: questa nota è affidata anche al forum della Associazione Culturale Italia Medievale, www.italiamedievale.org




(1) G. BATTELLI, Lezioni di paleografia latina, Città del Vaticano 1949 e succ., p 34; analoga informazione in B. BISCHOFF, Paleografia latina, Editrice Antenore, Padova 1992, p 15
(2) BATTELLI, Lezioni, .cit., p 34; H. BRESSLAU, Manuale di diplomatica per la Germania e l’Italia, Ministero Per i Beni Culturali e ambientali, Roma 1998, vol. II, p 1111
(3) Cito dal documento rogato dal notaio Ardericus de Aleate f.q. Alberti, Milano 1325 maggio 29
(4) A. PETRUCCI, Prima lezione di paleografia, Laterza, Roma – Bari 2002, p 88
(5) L. FEBVRE, H-J. MARTIN, La nascita del libro, Laterza, Roma – Bari 1992, pp 77-80
(6) G. TRITEMIO, Elogio degli amanuensi, Sellerio, Palermo 1997, p65 (Giovanni Tritemio / Johannes Tritemius / Johann von Trittenheim, 1462-156, monaco benedettino nel 1482, abate del monastero di San Giacomo di Würzburg successivamente il 1506)
(7) B. BISCHOFF, Paleografia, cit., p 15
(8) C. DE HAMEL, Manoscritti miniati (titolo originale A History of Illuminated Manuscripts), Rizzoli, Milano 1987, p 172; il codice è il MS. lat. 1169 della Biblioteca Nazionale di Parigi

Modificato da - ScriptaVana on 27/06/2006 23:17:11

Bruno Chionetti
Abitante

Italy
520 Posts

Posted - 27/06/2006 :  23:47:46  Show Profile  Visit Bruno Chionetti's Homepage
Grazie per le preziose informazioni Scripta. La mia osservazione circa l'uso della carta era solamente a fini di risparmio per l'uso di esercizio degli alunni durante lo Scriptorium Virtuale, è ovvio che in sede di ricostruzione dovranno dotarsi di quanto più consono, soprattutto quanto più ci si allontana nei secoli...
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Janus
Abitante Anziano

Italy
1195 Posts

Posted - 29/06/2006 :  10:51:33  Show Profile  Visit Janus's Homepage  Click to see Janus's MSN Messenger address
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Originally posted by ScriptaVana

Presso l’Archivio di Stato di Genova (ASGe) i più antichi documenti cartaci conservati sono le imbreviature del notaio Giovanni Scriba (1154), ma le imbreviature – volgarizzando corrispondo agli estremi del contratto giuridico cui si riferiscono – hanno valore solo in quanto conservate presso un notaio che ne garantisce la publica fides: solo il notaio rogatario delle stesse o un diverso notaio, previa autorizzazione del Collegio locale, potrà estrarre il mundum del documento.

Confermo tutto ed in particolare la parte quotata: la mia ragazza sta facendo la Scuola d'Archivio proprio lì! Le ho chiesto conferma e ... l'ho ricevuta! Ha detto le stesse cose, non sto a ripeterle ... comunque il concetto (scusate il linguaggio improprio ) é che usavano la carta per le "brutte" e la pergamena per le "belle" cioè gli atti veri e propri!
Scrivere su carta, si può anche fare ma ... bisogna tenere sempre ben presente quello che si sta facendo: un foglio "per uso interno", spesso scritto di fretta e quindi ben poco gradevole a vedersi!
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ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 30/06/2006 :  23:02:59  Show Profile
certo a fini di esercizio, nel caso si partisse con l'idea dello scriptorium, qualsiasi supporto è lecito per impratichirsi (direi anzi obbligatorio): quando ho iniziato - epoca remota - usavo fogli di carta per acquarello opportunamente ingialliti con limone e fuoco e per scrivere rapidograph (argh!).

Non vorrei aver generato ora una fobia nei confronti dell'uso della carta: avanzo una considerazione di più ampia portata.

Se la ricostruzione si pone un fine didattico che si colloca in un medium che per il pubblico è prevalentemente quello della occasione di divertimento, fatta salva la correttezza intellettuale dell'avvertimento delle differenze tra proposta rievocativa e realtà storiografica, sarà comunque utile offrire un elemento di curiosità e di approccio al proprio campo di specializzazione.

Mi spiego (almeno provo).
Se in occasione di ricostruzione si presenta anche un banco nel quale si esercita la pratica della scrittura (sia di notaio, di copista, di cancelliere), inevitabilmente si riesce sempre a suscitare l'interesse e la curiosità del pubblico (si potrebbe aprire una discussione a parte sulla aneddotica di queste occasioni).

Vale allora la pena sfruttare questa componente della "maraviglia" del pubblico "anche" se non si dispone di un apparato filologicamente completo o corretto. Ripeto, ma su ciò tutti noi siamo in perfetto accordo, l'importanza di evidenziare le differenze tra "realtà" storica e "realtà" ricostruttiva.

Certamente, la pergamena ha più "fascino" rispetto alla carta (ma vi stupireste nel venire a sapere di quanti non sappiano e non colgano la differenza), ma in questo caso il veicolo didattico è il "gesto" della scrittura prima ancora che gli "oggetti" della stessa.

Per inciso, per il secolo XV, si possono fare cose egregie con la carta, formulari ad esempio, ed esistono scritture cancelleresche di notevole rilievo calligrafico.

Personalmente avrei in mente il solito progetto (titanico) della realizzazione di una serie di tavole (in papiro, pergamena E carta: rigorosamente) per illustrare l'evoluzione della scrittura dal V al XV secolo sia nella espressione documentaria che libraria per rendere palese quali differenziazioni si presentassero a contrasto con il nostro moderno "monografismo".

Da ultimo: tutta la mia riconoscenza dalla donna di messere Janus per l'imprimatur al mio ragionare, e tutta la mia invidia per il suo frequentare la scuola dell'Archivio di Genova.
In parte mi consolo ricordando la fortuna di avere fatto in tempo a frequentare i seminari sulla simbologia della scrittura e sulle scritture tachigrafiche, di uno dei massimi paleografi italiani, già direttore dell'ASGe: Giorgio Costamagna.

Ne approfitto per segnalare un testo dello stesso, ora sottratto dalla difficile reperibilità con la sua pubblicazione in rete:
Perché scriviamo così. Invito alla paleografia latina, Roma 1987 (Fonti e studi del corpus membranarum italicarum. Prima serie, Studi e ricerche, XXVI), ora in Archivi. Sistema Archivistico Nazionale, http://archivi.beniculturali.it/Biblioteca/IndexCostamagna.hmtl

un saggio che è un viaggio alla scoperta del rapporto tra abiti culturali, psicologici e tecnici nella evoluzione dei modi e delle forme dello scrivere.

BV
(SM) ego laurentius scripsi & ssipsi
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MadonnaFrancesca
Nuovo Abitante

San Marino
162 Posts

Posted - 15/11/2006 :  10:02:57  Show Profile  Visit MadonnaFrancesca's Homepage
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Originally posted by ScriptaVana

Ai fini dell’attività della ricostruzione storica sarà dunque necessario adattarsi e piegarsi ai costi relativi: il copista, l’amanuense, lavorano massimamente su pergamena.


quote:
Originally posted by Janus

il concetto (scusate il linguaggio improprio ) é che usavano la carta per le "brutte" e la pergamena per le "belle" cioè gli atti veri e propri!
Scrivere su carta, si può anche fare ma ... bisogna tenere sempre ben presente quello che si sta facendo: un foglio "per uso interno", spesso scritto di fretta e quindi ben poco gradevole a vedersi!



Esatto! Il concetto è quello: si lavorava massimamente con la pergamena. Del resto chi pratica miniatura e doratura sa che la pergamena è il top!flessibile, liscia (altrimenti il gesso avrebbe difficoltà ad attaccare) e resistente! E poi sulla pergamena è possibile fare correzioni tramite "raschini" senza che la struttura ne risenti particolarmente.
Purtroppo il costo non è economico.
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il buon Templare
Abitante

Italy
513 Posts

Posted - 15/11/2006 :  18:12:08  Show Profile  Visit il buon Templare's Homepage  Click to see il buon Templare's MSN Messenger address
Ma allora, scusate ma m'intrometto in ogni cose che può riguardare lo mio documento, dicevo dunque come mai allora s'è passati da pergamena a carta, dopo la scoperta della stampa?
La pergamena aveva ancora ottimi prerequisisti per restare il "top" quindi come mai??



Ossequi principesse et chavalieri.
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ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 15/11/2006 :  19:00:51  Show Profile
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Originally posted by il buon Templare

Ma allora, scusate ma m'intrometto in ogni cose che può riguardare lo mio documento, dicevo dunque come mai allora s'è passati da pergamena a carta, dopo la scoperta della stampa?
La pergamena aveva ancora ottimi prerequisisti per restare il "top" quindi come mai??



Ossequi principesse et chavalieri.



Come avrai letto la carta intanto inizia ad apparire precocemente e a diffondersi in misura più o meno rilevante, sino a divenire predominante, in relazione all'ambito d'uso.
Al definito affermarsi della carta concorrono, almeno, due fattori: economico e culturale.
Economico, in base all'ovvia considerazione che la carta ha un costo di produzione di gran lunga inferiore e sicuramente una "producibilità" enormemente superiore alla pergamena.
Culturale perchè, avendo costo di produzione ridotto, la stampa riesce a soddisfare una sempre maggiore richiesta di lettura da parte del pubblico, e con questo non si deve solo intendere il pubblico "culto", al quale sono destinate opere dottrinarie o "classiche", ma anche una massa di lettori appena alfabetizzati oppure in grado di leggere unicamente il volgare.
Pensa ad esempio quale enorme sviluppo ha avuto il genere degli "almanacchi".
Nel caso ti interessasse approfondire l’argomento, segnalo qui alcuni saggi:

ROGER CHARTIER, Letture e lettori «popolar»i dal Rinascimento al Settecento, che si trova nel libro Storia della lettura curato da Guglielmo Cavallo e dallo stesso Chartier, è edito da Laterza (avverto che non è proprio una lettura "da spiaggia"),

HANS LÜLFING, Libro e classi sociali nei secoli XIV e XV, si trova in Libri e lettori nel Medioevo, a cura di Guglielmo Cavallo, sempre edizioni Laterza

Una lettura più “semplice” è invece

LUCIEN FEBVRE, HENRI-JEAN MARTIN, La nascita del libro, sempre Laterza, che avevo già citato nella bibliografia in calce al primo intervento di questa discussione

Sempre ben contento di cercare di rispondere alle tue domande

Edited by - ScriptaVana on 15/11/2006 19:02:27
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il buon Templare
Abitante

Italy
513 Posts

Posted - 15/11/2006 :  20:00:03  Show Profile  Visit il buon Templare's Homepage  Click to see il buon Templare's MSN Messenger address
Molto gentile assai.
Niuno dubbium est.



Grazie assai, carissimo et stimatissimo Scriptavana se v'è un modo per ringrziarvi orsù ditemelo presto.








Salute a tutt'e tutti li nobil signori.



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ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 15/11/2006 :  20:39:16  Show Profile
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Originally posted by il buon Templare

Molto gentile assai.
Niuno dubbium est.

Grazie assai, carissimo et stimatissimo Scriptavana se v'è un modo per ringrziarvi orsù ditemelo presto..



m'è guiderdone bastevole esservi di ausilio & servidore
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mario
Ospite

Italy
33 Posts

Posted - 19/03/2009 :  13:33:36  Show Profile
Personalmente avrei in mente il solito progetto (titanico) della realizzazione di una serie di tavole (in papiro, pergamena E carta: rigorosamente) per illustrare l'evoluzione della scrittura dal V al XV secolo sia nella espressione documentaria che libraria per rendere palese quali differenziazioni si presentassero a contrasto con il nostro moderno "monografismo".

Vorrei portare a conoscenza di Sriptavana e di tutti gli altri compagni di viaggio che il progetto è completato, è già attivo e già disponibile con dimostrazioni pratiche da parte del sottoscritto.
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ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 19/03/2009 :  16:42:29  Show Profile
Quindi hai realizzato tavole paleografiche manoscritte di tutte le varianti scrittorie librarie e documentarie dal V al XV secolo?

Chapeau!

BV
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mario
Ospite

Italy
33 Posts

Posted - 19/03/2009 :  17:11:07  Show Profile
Probabilmente, anche in questo caso non ci siamo intesi completamente, come destino !
Il mio progetto, che ritengo completato, e già eseguito in una "prima" è modestamente solo quello di allestire dimostrazioni, o meglio realizzazioni dal vivo- ricostruzione con eventuale coinvolgimento diretto degli interlocutori-spettatori ( learnin by doing) di:
Papiro: a partire dalla pianta di Cyperus papirus al foglio-rotolo pronto per la scrittura.
Permanena: dalla pelle dell'animale al foglio pronto per la scrittura.
Carta: dagli stracci, alla formazione del foglio, alla collatura-finitura con ottenimento del foglio pronto alla scrittura.
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mario
Ospite

Italy
33 Posts

Posted - 19/03/2009 :  17:49:42  Show Profile
Sbaglio o parli di ciascuno per la propria parte di competenza ?
Le mie modeste competenze sono per il materiale di base del settore materiali ..ed a disposizione di chi intenda usarle.
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ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 19/03/2009 :  19:59:35  Show Profile
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Originally posted by ScriptaVana
realizzazione di una serie di tavole (in papiro, pergamena E carta: rigorosamente) per illustrare l'evoluzione della scrittura dal V al XV secolo sia nella espressione documentaria che libraria


Necessariamente: io parlo di scrittura, tu intendi il supporto della stessa.

Colpa mia: notoriamente ho una scrittura (non grafica) involuta.

BV
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mario
Ospite

Italy
33 Posts

Posted - 20/03/2009 :  12:11:31  Show Profile
Caro Bbona Vita

Non T'assumer colpe che nun c'hai !

Como certamente, Tu ben savrai
lo cartaro, gnurante era assai.

Ma...

Me spieghi, Te
Omo de curtura
senza er materiale
ndo te ficchi la scrittura ?

VV
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ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 20/03/2009 :  13:16:13  Show Profile
Provvidenza, fratre meo, provvidenza.
O più prosaicamente: mercatanzia.

Richiamerei tuttavia all'attinenza della discussione.

BV
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