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 Bastoni quatrecti bonon(iensi)
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Gabriele
Ospite

48 Posts

Posted - 18/12/2016 :  23:29:08  Show Profile  Visit Gabriele's Homepage  Reply with Quote
Salve a tutti!
Ho difficoltà a comprendere questa frase tratta dagli inventari delle munizioni del Castello di Cremona del 1442:

Item pisi 37 et mezo de ferro in bastoni quatrecti bonon(iensi)

Di cosa si parla? Qualche idea?

Per riferimenti, Fondo Visconteo Sforzesco, Carteggio Interno, numero 21, foglio senza data.

Bartolo
Amministratore

Italy
2946 Posts

Posted - 20/12/2016 :  20:16:40  Show Profile  Visit Bartolo's Homepage  Click to see Bartolo's MSN Messenger address  Reply with Quote
Considerato che il piso è una unità di peso che a Modena equivale a 8,51 Kg (*), la quantità indicata nel passo citato supera i 3 quintali!
Si tratta quindi di una dotazione considerevole di "bastoni bolognesi di forma quadrata".

Ipotesi libere:
- quadrelli intesi come parti in ferro da inastare, quindi armi?
- verghe in ferro intese come semilavorati da forgiare?

Ti chiedo la cortesia di riportare per esteso il resto del testo, in modo da poter verificare possibili "agganci" al contesto.

[*] G. TRENTI, Voci di terre estensi. Glossario del volgare d'uso comune (Ferrara-Modena) da documenti e cronache del tempo. Secoli XIV-XVI, Fondazione di Vignola, Vignola (2008), p. 426, voce "piso"
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Bartolo
Amministratore

Italy
2946 Posts

Posted - 21/12/2016 :  20:00:43  Show Profile  Visit Bartolo's Homepage  Click to see Bartolo's MSN Messenger address  Reply with Quote
Ho interpellato un amico laureato in Archeologia Medievale (nel forum è registrato come "MarcoV") e anche lui conviene con le mie ipotesi. Propende per i "semilavorati", per quanto dai suoi studi settoriali non gli risulta che a Bologna vi fosse una florida industria estrattiva, per cui il dubbio permane.
Ha aggiunto, inoltre, che 3 quintali sono un peso molto ingente per trattarsi di armi in asta, in quanto implicherebbe la presenza di centinaia di pezzi... In ultimo, non sembra facile venirne a capo!
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carla
Amministratore

2197 Posts

Posted - 21/12/2016 :  23:05:44  Show Profile  Visit carla's Homepage  Reply with Quote
Concordo. Anche a me a botta vengono in mente delle barre di ferro, in un'unità standard, da commerciare e poi trasformare in quello che si vuole. Potrebbe essere, che so, una scorta di ferro pronta per l'uso e da trasformare a seconda del bisogno.
C'è un lungo iter dal ferro in minerale al ferro utilizzabile, e tutte le tappe del cosiddetto semilavorato venivano, dagli inizi dell'età del ferro in poi, "stivate" in forme standardizzate e di peso noto. Sarebbe da cercare secondo in me in quella direzione. Gli esempi in ambito pre-medievale sono numerosi. Nel Medioevo no so,non mi è mai capitato di imbattermi in cose del genere.
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Gabriele
Ospite

48 Posts

Posted - 05/01/2017 :  09:30:34  Show Profile  Visit Gabriele's Homepage  Reply with Quote
Postare l'intero testo diventa problematico, poiché è veramente lungo. Includerò alcune voci prima e dopo, sperando possano aiutare.

Item ponte cinque de ferro grande per ponerle alle colopne de farse in Po
Item vintiuno circho de fero epr ponerle alle dicte colopne
Item finestra una de fero per ponerla allu scolaturo de la cocina
Item chiave tre per le bumbarde da cavallecti
Item bastuni octo daczaro de peso dui pesi et libre vintidui
Item pezi tre de catena per un puzo
Item uno arcone con uno altro formmento et catene per una piancha et una catena per una saracinescha che già fo de porta de la Moxa
Item pisi vintitré de ferro de verzelle in fussti et pisi 27 et libre 6 de ferro regie in fassi
Item pisi 37 et mezo de ferro in bastoni quatrecti bonon(iensi)
Item tenaglie dudici da fucina per lo ferrario et tenaglia una grande da ferrare cavalli
Item ferri trenta octo per lanze da cavallo et da pede
Item pisi cinque de ferri da tribuli in una cassa
Item secchione uno de ramo per lu puzo et ramina una per la cocina
Item una catena da tirare un ponte
Item capigochi dui grandi de ferro per la cocina et dudici altri capifochi grandi et belli
Item pesi cinque et libre dicinove de ferro rupto in una cassecta


Già questo estratto parla ancora di "pisi". In effetti, i bastoni recti sono nominati insieme ad altre attrezzature da fabbro, ma non so se basti questo a rendere l'ipotesi robusta.
Il termine bonon è stato concluso dai curatori della pubblicazione. Potrebbe non essere bononiensi.
Riguardo al piso, sarebbe fantastico (e sto lavorando in tal senso) capire quanto valesse in quel di Milano o di Cremona. Motivo per questo è che in tutti i carteggi (salvo uno) la Signoria richiede le misure in termini di Milano, mai alla misura Cremonese (vedi eccezione). Come sarà quella di Modena rispetto quella Milanese?
Ad ogni modo, 3 quintali di ferro non mi pare una quantità ingestibile. Qualcosa nell'ordine delle decine di decimetri cubi in volume.
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carla
Amministratore

2197 Posts

Posted - 05/01/2017 :  11:49:36  Show Profile  Visit carla's Homepage  Reply with Quote
quote:
Originally posted by Gabriele

Item pisi vintitré de ferro de verzelle in fussti et pisi 27 et libre 6 de ferro regie in fassi
Item pisi 37 et mezo de ferro in bastoni quatrecti bonon(iensi)
Item tenaglie dudici da fucina per lo ferrario et tenaglia una grande da ferrare cavalli
Item ferri trenta octo per lanze da cavallo et da pede
Item pisi cinque de ferri da tribuli in una cassa
Item secchione uno de ramo per lu puzo et ramina una per la cocina
Item una catena da tirare un ponte
Item capigochi dui grandi de ferro per la cocina et dudici altri capifochi grandi et belli
Item pesi cinque et libre dicinove de ferro rupto in una cassecta




Così, al volo: ci sono attrezzi vari, attrezzi da fabbro e masse ferrose adatte a varie applicazioni (grassetto mio).
Ci sono "ferri" per fare lance, ferri adatti a fare triboli (quindi già pezzati in quella dimensione), cocci di ferro, e ferri in forma di bastone, evidentemente con uso più libero e vario.

Ora, il ferro nell'antichità si ricicla, e infatti i ferri antichi sono fibrosi proprio perché derivano dalla ripetuta operazione di saldatura per bollitura. Si lavorava così il ferro "nuovo", per arrivare a pezzi-base di forma standard, commercializzabili.
E si lavoravano così scarti e riciclaggi, per recuperare tutto il recuperabile. Costava meno che scavare e poi estrarre dal minerale.
Ovviamente, gli oggetti più grandi e impegnaitvi vengono fatti da pezzi grandi, e possibilmente di qualità "omogenea" (per quello che poteva essere all'epoca), cioè mi viene da pensare a pezzi standard.
Per gli oggetti più piccoli invece andava bene anche il riciclato, che poteva essere utilizzato in frammenti, in aggregati di minori dimensioni.
Per i dettagli, vedi ad esempio
Archeometallurgia, di Walter Nicodemi, Carlo Mapelli, AIM, 2009
che ha il pregio di essere un testo tecnico, da ingegneri metallurgici, e non da archeologi letterati.

Tornando a noi:
Secondo me vengono censite forme diverse di ammassi ferrosi grezzi, ovvero semilavorati nel senso che hanno comunque subito tutta una serie di fasi di trasformazione, assumendo appunto forme diverse, che possono essere in relazione più o meno diretta con la loro destinazione d'uso.
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