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 FORUM VILLAGGIO MEDIEVALE
 STORIA MEDIEVALE
 LA STORIA E I SUOI PERSONAGGI
 Ordine pubblico nelle citta' comunali del XII sec
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Sig G
Visitatore

6 Posts

Posted - 14/08/2017 :  13:12:45  Show Profile  Visit Sig G's Homepage  Reply with Quote
Salve a tutti,
come ho scritto nella sezione di presentazione sono capitato su questo interessante forum durante le ricerca di documentazione per una graphic novel ambientata nel XII sec Milanese a cui sto lavorando e che essendo un noir mi richiede una certa sicurezza storica sul tema dell'ordine pubblico dell'epoca.

Al momento ho consultato (in generale oltre che per il tema specifico):
- le "Memorie spettanti alla storia, al governo ed alla descrizione della città e della campagna di Milano" del Giulini
- il volume "Milano e la lombardia in età comunale - sec XI-XIII" edito da Silvana Editoriale e contenente scritti di autori vari

ma non ho trovato trattato l'ordine pubblico come argomento specifico.

Il Giulini e gli altri autori si soffermano (anche se non in maniera troppo dettagliata) a descrivere come erano organizzate le milizie cittadine come strumento di difesa e di offesa da nemici esterni ma non parlano affatto di chi era deputato a mantenere l'ordine pubblico all'interno alla città (non ho trovato nemmeno traccia di riferimenti dell'uso delle milizie cittadine a questo scopo come spesso viene rappresentato nei film in costume).

Allo stesso modo ho trovato descritti in maniera abbastanza dettagliata le istituzioni che governavano la giustizia e riferimenti ad atti e processi relativi a vicende di proprietà terriere (donazioni/liti/successioni), ma nulla sulle le leggi (e le pene) in vigore in quel periodo in materia più prettamente criminale (omicidi, furti, tosatura monete, etc...) se non riferimenti al fatto che fosse in vigore una legislazione mista che univa il diritto romano, quello longobardo e numerose consuetudini locali.

Voi avete per caso da suggerirmi la lettura qualche testo illuminante riguardo a questi temi?

Ogni aiuto e suggerimento è ovviamente estremamente apprezzato!


giorgio_65
Ospite

Italy
21 Posts

Posted - 16/08/2017 :  23:03:42  Show Profile  Visit giorgio_65's Homepage  Reply with Quote
Da una ricerca fatta a suo tempo sugli arcieri avevo trovato questo:

http://www.rm.unina.it/biblioteca/scaffale/Download/Autori_B/RM-Barbero-CarloII.pdf

siamo in Piemonte qualche secolo dopo il periodo che ti interessa, a pag 24 si parla della guardia, che in quel caso era costituita da arcieri.

Giorgio
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Sig G
Visitatore

6 Posts

Posted - 17/08/2017 :  09:42:00  Show Profile  Visit Sig G's Homepage  Reply with Quote
Ciao Giorgio, grazie mille per l'articolo!
Qui almeno troviamo riscontro dell'uso dell'esercito in ambito di ordine pubblico e dei compiti che gli erano assegnati in maniera dettagliata.

Mi chiedo però se sia corretto traslare il tutto nel mio contesto: il governo che reggeva il potere di un comune era molto diverso da quello di un ducato.

Ricordo di aver letto (ora non mi ricordo dove e spero non me ne vogliano gli amministratori per l'assenza della fonte) che a Milano i Visconti avevano eliminato la milizia cittadina per sostituirla con una a loro fedele (per il soldo) di mercenari, nell'ottica tipica del periodo delle signorie (ma un po' di tutte le monarchie) che il popolo è pericoloso quanto un nemico esterno ed è molto meglio tenerlo senza armi.

Posto che per questa informazione non riesco a ritrovare la fonte e quindi potrebbe essere frutto di un falso ricordo, nella stessa logica erano comunque costruiti i castelli come quello milanese che infatti non erano situati al centro della città ma sul perimetro delle mura: da una parte per difenderle meglio ma dall'altra anche per evitare di rimanerne prigionieri in caso di rivolta popolare.

In un contesto di questo tipo capisco e vedo bene un corpo scelto di fedelissimi di origine militare a mantenere l'ordine pubblico con il fine ultimo di evitare il peggio per il signore, ma in un comune?

Dai testi che ho riportato sopra viene espressamente detto che le milizie erano reclutate in base alle porte della città (6 le principali, ognuna delle quali divisa in 5 rioni che dovevano ciascuno fornire 10 militi ovvero cavalieri) e in base alle parrocchie (pare 94, che dovevano fornire ciascuna 10 armati): ovvero erano tutti cittadini che prestavano una sorta di servizio militare (gratuito). Alcuni erano nobili e magari avevano più tempo, ma gli altri dovevano lavorare per vivere, come potevano fare nello stesso tempo anche i "poliziotti"? Avevano dei turni obbligatori? Tipo un giorno alla settimana che veniva destinato ai servizi per la collettività?
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carla
Amministratore

2173 Posts

Posted - 17/08/2017 :  10:15:14  Show Profile  Visit carla's Homepage  Reply with Quote
Occorre risalire agli statuti comunali. Ogni città aveva i suoi regolamenti. Per Milano non mi sembra ci sia nulla di conservato. Però si può cercare per altre città dello stesso periodo, per farsi un'idea. Forse se cerchi con statuto/statuti anche qui nel forum si trova qualche indicazione bibliografica.

In generale, l'osservazione che fai sulla disponibilità di tempo del cittadino medio è giusta. Infatti si assiste man mano - in generale, nei Comuni del Nord Italia - al fatto che il cittadino facoltoso, impegnato in attività di un certo pregio che non può trascurare (es. un imprenditore), paga qualcuno per prestare servizio al suo posto, cioè fornisce uno o più armati. Vado a memoria, perché si tratta di una di quelle informazioni di base, che si ritrovano in numerosi testi; sull'argomento, qualche idea si può trarre da

P. Grillo, Cavalieri e popoli in armi, Laterza (e relativa bibliografia, come punto di partenza)

A. Settia, il maggiore studioso da noi di cose militari: è da dare un'occhiata a tutti i suoi libri.

G. Tabacco, Egemonie sociali e strutture del potere nel medioevo italiano, Einaudi
Gran bel testo per capire un po' il funzionamento e l'evoluzione degli equilibri di potere; a memoria ricordo che tratta la Milano pre-Viscontea. Dicono però che sia abbastanza ostico da leggere.

Altri che scrivono sul funzionamento del Comune:
E. Occhipinti, L'italia dei Comuni, sec. XI-XIII, Carocci

F. Menant, ha scritto parecchio sulla Lombardia fra XI e XIII

Sono tutti testi universitari, quindi reperibili nelle biblioteche più grosse, o in quelle di scienze storiche e affini.
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Sig G
Visitatore

6 Posts

Posted - 18/08/2017 :  09:10:44  Show Profile  Visit Sig G's Homepage  Reply with Quote
Grazie mille per tutte le indicazioni Carla!
Avevo letto anche io che alcuni col tempo avevano iniziato a pagare altri per prestare servizio al loro posto ma mi rimane un po' nebulosa l'organizzazione del tutto e soprattutto come riuscisse a gestire la "doppia attività" chi facoltoso non era e il servizio lo doveva fare di persona (un contadino che si assenta anche solo una settimana dalla terra rischia di danneggiare il raccolto credo...va bene che in tempo guerra occorre per prima cosa difendersi, ma in tempo di pace mi sembra un po' strano che una società governata col consenso di tutti si fosse organizzata così): cerco sulle fonti che mi hai indicato e appena riesco vi faccio sapere le mie conclusioni.
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ScriptaVana
Amministratore

3073 Posts

Posted - 18/08/2017 :  19:13:51  Show Profile  Reply with Quote
Si pone un problema di più precisa definizione cronologica e spaziale.

Forzando unicamente a fini della indicazione di un termine a quo, la prima indicazione della esistenza di un’istituzione comunale consolare risale per Milano al 1097 [1]; sempre a fine di orientamento cronologico, l’esperienza consolare si dissolve compiutamente nella successiva forma podestarile nel 1186 [2].

Se l’arco cronologico sottende necessariamente un’evoluzione delle strutture di governo e amministrative analoga attenzione si deve necessariamente porre alla identificazione dell’aggettivo “milanese” inteso applicato all’ambito cittadino piuttosto che al contado che esprimono differenti realtà anche in reciproco rapporto dialettico.

Il Comune in sé non si forma e non si organizza secondo un principio di esclusività e competitività rispetto a preesistenti organizzazioni istituzionali e neppure «presume di monopolizzare le funzioni di carattere pubblico nella città» [3], se non in una prospettiva cronologica di più ampio respiro [4] e che troverà progressiva parziale attuazione con l’evoluzione in regime podestarile e successive soluzioni signorili risolvendosi poi solo con la formazione dello Stato moderno.

In particolare il diritto comunale «si presenta infatti molto ampio, ma non esclusivo, autonomo, ma non assoluto» [5].
Similmente per altri assetti istituzionali – come quello signorile, e specificamente per quanto concerne l’amministrazione della giustizia, il comune afferma «il proprio diritto e la capacità di gestione del conflitto attraverso la parziale ricomposizione del potere e la profonda compenetrazione con la società locale e le sue forme di risoluzione dei conflitti» [6].

Circoscrivendo la considerazione all’ambito della amministrazione della giustizia e alla conseguente applicazione: la progressiva “riscoperta” e adozione del diritto romano porta con sé la distinzione tra delitto pubblico e privato, rientrando nella prima fattispecie la turbativa dell’ordine pubblico e nel secondo il reato “penale” nella moderna accezione: non a caso a Pisa la giurisdizione penale è significativamente denominata facere vindictam [7].

Essendosi inizialmente indicato il comune come istituzione non esclusiva del diritto, o - webwerianamente – come istituzione non rivendicante in termini assoluti il “monopolio della forza”, ed essendo il comune inclusivo di realtà e organizzazioni tradizionalmente rivendicanti un’autonoma gestione della violenza, come le consorterie “nobiliari” e di “popolo”, si comprende come la gestione pratica dell’ordine pubblico sfugga ad un inquadramento rigidamente istituzionale fine ad arrivare al “disordine pubblico” [8 ].

La mancanza di un rigido inquadramento istituzionale corrisponde al “silenzio” delle fonti documentarie che non necessariamente deriva da una semplicistica perdita documentaria [9]: solo tardivamente in età podestarile il comune principia a strutturare una organizzazione amministrativa che comprende la conservazione della documentazione prodotta [10].

Poiché la giurisdizione penale si è detta rientrare in una sfera privatistica si comprende l’assenza, o la carenza, di fonti documentarie a differenza delle cause civili, le quali – insistendo nella affermazione, rivendicazione, tutela di diritti patrimoniali ed economici – trovano ricetto nei fondi archivistici facenti capo agli originari enti produttori facenti capo ad istituzioni ecclesiastiche o notarili [11].

Indicazioni – o deduzioni - sulla capacità coattiva dell’amministrazione della giustizia espressa dagli stessi consoli del comune si trovano in ambito toscano [12]: riferimenti alla disponibilità di una forza armata, peraltro non meglio specificata – confermano una intrinseca debolezza del tribunale consolare la cui autorità discenderebbe piuttosto da autorevolezza dei giudici sedenti e concorde convenzione delle parti ad accettare l’esito [13].

Diversa prospettiva pone lo sviluppo del comune podestarile dove progressivamente l’amministrazione e la gestione della giustizia e dell’ordine pubblico si struttura intorno alla figura del podestà e della relativa familia comprendente esplicitamente figure preposte al mantenimento dell’ordine pubblico [14].

Può essere interessante in tal senso la verifica dell’ingresso nel linguaggio di termini indentificanti uffici e funzionari preposti (anche) alla gestione e al controllo dell’ordine pubblico: così “bargello”, “berroviere”, “birro” [15].

Mancando la presunzione di avere offerto una soluzione definitiva al quesito posto, si rinvia a P.GRILLO, Milano in età comunale (1183-1276). Istituzioni, società, economia, Spoleto, CISAM, 2001, al presente lo studio più completo e probabilmente definitivo su Milano comunale.


[1] comunemente ormai rigettata l’immediata correlazione tra citazione e istituzione, cfr. P.GRILLO, Il comune di Vercelli nel secolo XII: dalle origini alla lega lombarda, in Vercelli nel secolo XII. Atti del quarto Congresso storico vercellese, Vercelli 18-20 ottobre 2002, Vercelli, Società storica vercellese - Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, 2005 (Biblioteca della Società storica vercellese), pp. 161-188, fruibile in rete al sito http://www.rmoa.unina.it/2883/1/Grillo.pdf

[2] assumendo la stabilizzazione e la continuità del regime podestarile a partire da Uberto Visconti

[3] cfr. G.TABACCO, Egemonie sociali e strutture del potere nel medioevo italiano, Torino, Einaudi, 1974, p. 235

[4] cfr. F.MENANT, L’Italia dei comuni (1100-1350), Roma, Viella, 2011, p. 24-24; M.ASCHERI, I diritti del medioevo italiano. Secoli XI-XV, Roma, Carocci, 2000, p. 185, in questo caso il riferimento è alla gerarchia delle fonti del diritto con l’affermazione della priorità del diritto statutario del comune rispetto a fonti concorrenti

[5] cfr. A.I.PINI, Città, comuni e corporazioni nel medioevo italiano, Bologna, CLUEB, 1986, p. 141; per un riferimento alla dinamica rispetto alle istituzioni del contado cfr. M.CARAVALE, Ordinamenti giuridici dell’Europa medievale, Bologna, Il Mulino, 1994, pp. 263-264

[6] cfr. L.PROVERO, L’Italia dei poteri locali. Secoli X-XII, Roma, Carocci, 1998, pp. 169-170, il riferimento della citazione è nello specifico rivolto all’ambito della giustizia signorile, ma si attaglia al concetto di comune, cfr. TABACCO, Egemonie, cit., p. 232

[7] PINI, Città, comuni, cit. p. 145; P.CAMMAROSANO, Italia medievale. Struttura e geografia delle fonti scritte, Roma, NIS, 1992, pp. 167-168

[8 ] diffusamente sulla questione cfr. C.MAIRE VIGUEUR, Cavalieri e cittadini. Guerra, conflitti e società nell’Italia comunale, Bologna, Il Mulino, 2010; sempre con cautele cronologiche si potrebbe considerare la manifestazione architettonica dei particolarismi all’interno della città con l’apparizione di case-torri, case fortificate e simili; in TABACCO, Egemonie, cit., esplicito riferimento al sorgere dalla seconda metà del secolo XII di “consorterie di popolo” come «corpo operante con mezzi suoi militari, atti a conferire efficacia immediata alle norme da esso prodotte per la disciplina dei suoi membri, per il confronto con le consorterie nobiliari», p. 281

[9] così per gli statuti di Milano; si conservano invece copie del Liber Consuetudinum Mediolani anni MCCXVI, il testo è fruibile al sito https://archive.org/details/ledueedizionimil00ilberl

[10] sulle fonti scritte diffusamente cfr. CAMMAROSANO, Italia medievale, cit.; un’analisi pregnante è in M.L.MANGINI, Notai e scritture «ad pedes consulum». Riflessioni a margine di un dossier giudiziario di Milano (secoli XII ex.-XIII in.), in «Reti Medievali Rivista» 15, 1 (2014), pp. 205-240, fruibile al sito http://www.rmojs.unina.it/index.php/rm/article/view/4853/5442

[11] la documentazione milanese – ivi inclusi gli atti del comune già editi in Gli atti del comune di Milano fino all’anno 1216, a c. C.Manaresi - è compresa in CDLM Codice Diplomatico della Lombardia Medievale (secoli VIII-XII) fruibile al sito http://cdlm.unipv.it/

[12] cfr. C.WICKHAM, Legge, pratiche e conflitti. Tribunali e risoluzione delle dispute nella Toscana del XII secolo, Roma, Viella, 2000, pp. 281-291

[13] ibid., pp. 174, 478

[14] cfr. F.TREGGIARI, La parabola del bene comune: ordine pubblico e milizie cittadine, in Il bene comune: forme di governo e gerarchie sociali nel basso medioevo, Atti del XLVIII Convegno storico internazionale, Todi, 9-12 ottobre 2011, Spoleto, CISAM, 2012, pp. 265-302 fruibile al sito http://www.academia.edu/10869630/La_parabola_del_bene_comune_ordine_pubblico_e_milizie_cittadine

[15] si rinvia a TLIO Tesoro della lingua Italiana delle Origini, fruibile al sito http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/, con la necessaria cautela che impone l’uso di fonti essenzialmente narrative per l’identificazione della cronologia della comparsa di istituzioni

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Sig G
Visitatore

6 Posts

Posted - 19/08/2017 :  11:41:43  Show Profile  Visit Sig G's Homepage  Reply with Quote
Urca, grazie!


Non avrai risolto definitivamente la questione ma mi hai sicuramente offerto molto su cui riflettere.

Ti confermo la precisazione cronologia e spaziale: comune consolare nell'ambito delle mura cittadine.

Riassumo quello che mi sembra di aver capito fin ora: la situazione che esponi si configura quindi come un insieme di diversi sistemi di vigilanza privati al servizio dei diversi gruppi di interesse della città che per tutelarsi pagano qualcuno per difendere i loro beni o la loro persona ma che si rifanno poi alla giustizia centrale (anche questa autoritaria solo perchè il giudice specifico è persona stimata dalla collettività e accettata dalle parti) per emettere una sentenza e commissionare eventualmente una pena (ovvero almeno in linea teorica non potevano tagliare la mano sul posto ad un ladro colto a rubare ma dovevano trascinarlo in tribunale). In questo contesto che derivava dalla situazione preesistente alla formazione del comune vi era una milizia comunale ridotta a poche unità in tempo di pace che aveva come compito principale quello di controllare le porte (difesa città dall'esterno) ma che se proprio vedeva commettere un reato davanti ai suoi occhi interveniva (ma probabilmente era più contenta se se ne occupava chi era pagato per farlo).

Se così fosse mi rimane il dubbio su quelli che da noi sono reati e in quanto tali vengono comunque perseguiti (ovvero non necessitano di denuncia). Mi spiego: se, ad esempio, si trovava un morto per strada, magari pure non cittadino e quindi non appartenente a nessuna consorteria, che facevano? Ci si preoccupava di capire chi lo aveva ucciso o semplicemente lo si seppelliva per carità cristiana e la cosa finiva lì? Se si sapeva il colpevole la città mandava la sua milizia cittadina a recuperarlo per portarlo a giudizio o no?

Ad ogni modo direi che comincerò col procurarmi senz'altro il testo di Grillo che mi indichi come attuale bibbia di riferimento (mi sa che mi è utile per tutto il contesto ), spero di chiarirmi il più possibile le idee con quella!
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ScriptaVana
Amministratore

3073 Posts

Posted - 13/09/2017 :  17:24:49  Show Profile  Reply with Quote
Si segnala

CEPOC Centro Interuniversitario di Studi “le Polizie e il Controllo del Territorio”

http://www.cepoc.it/cepoc


con relativa risorsa

Bibliografia di Storia delle Polizie in Italia: Periodi e Temi

http://www.cepoc.it/materiali/bibliografia-nota/bibliografia-temi

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