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 QUESTO L'HO FATTO IO
 Vestito uomo d'arme centro Italia
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Alberto dal Porto
Ospite

Italy
17 Posts

Posted - 20/05/2007 :  15:04:06  Show Profile  Reply with Quote
ah, ho dimenticato il corno...lo porto perchè è un corno da richiamo, è sbagliato portarlo?
x lo stemma dello scorpione , posso sbizzarrirmi o attenermi a qualche fonte in particolare?
grazie..
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Bruno Chionetti
Abitante

Italy
520 Posts

Posted - 20/05/2007 :  21:20:26  Show Profile  Visit Bruno Chionetti's Homepage  Reply with Quote
Dunque Alberto,

Scarpe: le foggie più comuni arrivano all'incirca alla caviglia, solo chi andava a cavallo si dotava di stivali alti, sono molto complessi e ricorrono soprattutto nella moda centro europea rarissimi da noi.

Per il farsetto dovrai usare della lana perl'esterno e tela per l'imbottitura e per le fodere.

Sotto l'elmo non si mette nulla, purchè l'elmo sia dotato di una buona imbottitura in tela e cuoio.

Il corno è uno strumento soprattutto da caccia.

Lo scorpione è un insegna soprattutto simbolica (rivolgiti nella sezione araldica per maggiori informazioni) con tali insegne vengono raffigurati "i cattivi" nella passione di Cristo...

Se ti interessi alla fine del XV le persone più preparate e vicine a te sono già qua, Eni e Bartolo si occupano dello stesso periodo e stanno in Romagna.
A meno che tu non voglia andare a rompere le scatole ad un tuo illustre concittadino che ha fatto ricostruzione per anni proprio su quel periodo ed ora gestisce un famoso sito di vendita di materiale on line (non posso dire di più altrimenti faccio pubblicità)...
O a meno che tu non voglia valicare gli appennini e venire da noi sulla riviera ligure...
Come ti ho detto è il modo migliore, inutile cercare di spiegare, meglio vedere le cose come le hanno fatte quelli che da anni già operano nel settore.

Per una idea generale del soggetto potresti procurarti, se non lo hai già, il Soldato Medievale di G. Embleton dove potrai vedere molti lavori di ricostruzione ad ottimo livello ma principalmente in stile nordico.

Se vuoi cominciare a farti un idea della moda centro italiana, la tua regione è una delle più ricche di fonti originali, affreschi e pittura su tavola (spero che tu abbia visto le splendide tavole del Crivelli e dell'Alamanno che avete nella tua splendida città!)
Se vuoi farti una gitarella nel maceratese vai a S. Ginesio e vai alla pinacoteca civica (10-12 15,30-19) se fosse chiusa ti rivolgi all'ufficio turistico presso il comune.
Nella pinacoteca c'è la splendida Pala di S. Andrea conosciuta anche come "battaglia tra ginesini e Fermani" dipinta da Nicolò da Siena nel 1463...li potrai vedere come andavano in giro a guerreggiare i tuoi conterranei....

Edited by - Bruno Chionetti on 20/05/2007 21:22:14
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ScriptaVana
Amministratore

3080 Posts

Posted - 31/05/2007 :  22:04:50  Show Profile  Reply with Quote
quote:
Originally posted by Alberto dal Porto
x lo stemma dello scorpione , posso sbizzarrirmi o attenermi a qualche fonte in particolare?
grazie..



passo una segnalazione iconografica nella sezione araldica http://www.villaggiomedievale.com/forum/post.asp?method=Topic&FORUM_ID=39
(giusto per non creare confusione)

Edited by - ScriptaVana on 31/05/2007 22:13:46
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Bartolo
Amministratore

Italy
2946 Posts

Posted - 07/02/2016 :  12:51:04  Show Profile  Visit Bartolo's Homepage  Click to see Bartolo's MSN Messenger address  Reply with Quote
Per quanto conerne la simbologia dello SCORPIONE, segnalo un' interessante pubblicazione che ne amplia la connotazione negativa, estendendola alla propaganda antiebraica:

G. CAPRIOTTI, Lo scorpione sul petto: iconografia antiebraica tra XV e XVI secolo alla periferia dello stato pontificio, Gangemi, Roma (2014)

Sinossi

In uno scomparto di predella della Madonna del Pergolato, venduta nel 1447 da Giovanni Boccati alla confraternita dei Disciplinati di Perugia, il personaggio che sta puntando la lancia alle spalle di Cristo, percuotendolo e incitandolo a camminare, porta sul petto un grosso scorpione nero, che campeggia su una vistosa casacca gialla: lo scorpione è il simbolo del popolo ebraico, il giallo è per eccellenza il colore dell’infamia. Grazie a questi e ad altri attributi, come ad esempio il naso adunco, il cappello a punta, il segno giallo, la scarsella da usuraio, il tallit o la lunga barba, è possibile identificare con chiarezza nella pittura tra ‘400 e ‘500 la figura dell’ebreo, effigiato in genere in modo peggiorativo, talora con tratti del volto deformi e ripugnanti, mentre compie gesti oltraggiosi nei confronti della Cristianità o mentre riceve un’esemplare punizione per la sua azione profanatoria.
Questo libro illustra una serie di soggetti iconografici antiebraici, diffusi su un territorio che solo orientativamente coincide con le attuali regioni Umbria e Marche. Analizzate nei loro contesti e per la loro funzione d’uso, tali fonti iconografiche divengono uno straordinario documento, finora scarsamente utilizzato, che permette di indagare come gli ebrei e l’ebraismo fossero guardati e interpretati dalla prospettiva cristiana. Dietro l’origine e lo sviluppo di questi soggetti iconografici c’è in genere un’acquisizione di ordine dottrinale, morale o economico, che deve essere promossa e difesa. L’ebreo diviene dunque l’incarnazione paradigmatica dell’incredulità e dell’alterità religiosa, utile a risolvere problemi interni al cristianesimo e a definirne la forza identitaria. L’avversario fittizio ritratto nell’immagine rimanda però immediatamente alle reali collettività giudaiche che, spesso soggette a rigide prescrizioni, abitano le città interessate dalla «pittura antiebraica».

GIUSEPPE CAPRIOTTI è ricercatore di Storia dell’arte moderna presso l’Università degli Studi di Macerata, dove insegna Iconografia e Iconologia e Storia delle immagini. Si è principalmente occupato di problemi di iconografia sacra e profana, di fortuna dell’Antico nell’arte moderna, di scultura e intaglio lignei, di pittura antiebraica e antiturca, di pittura e scultura del Risorgimento. Oltre ad aver lavorato su diversi artisti marchigiani del Rinascimento, ha pubblicato studi su Vittore Crivelli, Pintoricchio, Lorenzo Lotto, Caravaggio, Domenichino e Mattia Preti. Ha recentemente pubblicato L’alibi del mito. Un’altra autobiografia di Benvenuto Cellini (Genova 2013) e la ristampa anastatica Le Trasformationi di Lodovico Dolce. Il Rinascimento ovidiano di Giovanni Antonio Rusconi (Ancona 2013).


Sommario su Academia.edu:
https://www.academia.edu/8197907/Lo_scorpione_sul_petto._Iconografia_antiebraica_tra_XV_e_XVI_secolo_alla_periferia_dello_Stato_Pontificio
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