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maxim79
Nuovo Abitante
 
Italy
139 Posts |
Posted - 26/11/2007 : 10:19:52
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Ciao. Ho un dubbio visto che non è propriamente il mio periodo di riferimento. Il mantello di un templare che lunghezza deve avere..? ho visto modelli lunghi fino alle caviglie e altri che arrivano al massimo sopra al ginocchio. Grazie |
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carla
Moderatore
   
1361 Posts |
Posted - 26/11/2007 : 10:34:26
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Così, su due piedi, ti do una risposta "a senso", funzionale. Il mantello ha funzione di copertura, è il "cappotto" del viaggiatore dell'epoca. Ma è anche la coperta quando di notte si ferma a dormire. Quindi deve avere dimensioni tali da coprire. Propenderei per "lungo". Dall'altra parte c'è il discorso della rinuncia a beni, ricchezze e vanità mondane. Quindi si penserebbe a "risparmio di materiale". Propenderei per "risparmio di materiale prezioso", nelle fonti iconografiche si vedono spesso (uno per tutti, il codex Manesse) mantelli foderati di vaio, le regolamentazioni suntuarie di poco posteriori in Italia definiscono i tipi di pellicce consentite per foderare i mantelli, poi c'è anche la seta... ecco, tutte cose su cui forse si esercita il discorso "povertà". Quindi, lana grezza, robusta, che protegge ma non è "ricca" nel senso di "raffinatezza", quella condannata da Bernardo di Chiaravalle, per intenderci, nel De laude. In antico la lana grezza poteva essere di vari colori, ci sono pecore brune, pecore nere, pecore chiare; altrimenti su lana anche il colore scuro, "nero" è ottenibile a poco prezzo, col mallo di noce. Altra considerazione: il pallium romano inteso come mantello militare dell'epoca imperiale, è un manto corto, ma è circolare; viene piegato a metà, a semicerchio, e drappeggiato fissandolo sulla spalla, solo per comodità, corto non intralcia il movimento (c'è qualche esemplare conservato del 4° secolo, non ricordo se al Fayum o ad Antinoe). Ma di notte si stende a tutta la sua "lunghezza" e diviene coperta. Per questo non ha lo scalvo sul collo, una coperta col buco al centro copre male. Passerà poi e si conserverà nell'abito cerimoniale bizantino, perdendo nei secoli la circolarità ormai non più funzionale, e mantenendosi come manto a semicerchio. Però, alla base del manto vero, non quello da parata ornato di perle e ricami, bensì quello d'uso pratico, c'è sempre stata l'idea del "coprirsi", anche la notte. Almeno, per chi poteva permetterselo. Però non dimentichiamo che, per quanto legati al voto di povertà, i templari erano cavalieri, armati ed equipaggiati, quindi penso potessero permettersi anche il mantello. Sarebbe da cercare se nella regola c'è qualche specificazione contraria, che farebbe cadere tutte queste "filosofie", e passare in rassegna un po' di fonti specifiche. Cosa non facile, perché purtroppo sui templari è di moda scrivere, e si trova quindi di tutto... |
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maxim79
Nuovo Abitante
 
Italy
139 Posts |
Posted - 26/11/2007 : 11:23:25
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Grazie come sempre per le preziose risposte.
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ScriptaVana
Abitante Anziano
   
1874 Posts |
Posted - 26/11/2007 : 15:25:49
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Testo di riferimento: I Templari. La Regola e gli Statuti dell’Ordine, a c. J.V. Molle, ECIG, Genova 2000 (IV) Nota: l’edizione è sprovvista di testo a fronte.
Il corsivo è mio: solo ad evidenziare i passi.
XVIII Ma tali vesti non dovranno avere abbellimento alcuno, né segni di vanità… Il drappiere o chi ne fa le veci dovrà guadagnarsi con attenzione e sollecitudine il premio di Dio, nell’occuparsi delle cose anzidette, affinché gli occhi degli invidiosi e dei maligni non possano fare osservazioni su vesti troppo corte o troppo lunghe; ma dovrà distribuirle in modo che vadano bene a quanti devono indossarle, in base alla taglia di ognuno (p 25)
XXII Nessun fratello indosserà scarpe appuntite né userà stringhe; … Né avranno capelli o abiti troppo lunghi …(p 26)
Ovviamente non è detto che la considerazione sulla lunghezza dell’abito si applichi anche al mantello, tuttavia sembra prevalere un precetto di moderazione e di buon senso con riferimento alla taglia di ciascuno.
Sul coprirsi si fa riferimento a schiavine (Carla?) sia in ambiente conventuale che in accampamento, in quest’ultimo caso a coprire sella o gualdrappa:
CCXCIII Nessuno che abiti in convento deve portare calzamaglie o due paia di brache; né sdraiarsi sul pagliericcio senza permesso, né coprirsi con schiavine o stuoie … (p 115)
CCCLXXVI Quando sono accampati i fratelli non possono uscire per diletto … Prima di mandare i propri cavalli nella carovana delle salmerie, o caricare qualcosa sul loro dorso, ciascun fratello deve coprire le selle o le gualdrappe con una schiavina o con altra cosa. (p 138)
Il tutto va a cadere nel caso la schiavina non fosse un tipo di mantello da cui dedurre le dimensioni visto l'uso fatto.
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Bartolo
Amministratore
   
Italy
1941 Posts |
Posted - 26/11/2007 : 18:05:29
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quote: Originally posted by ScriptaVana Sul coprirsi si fa riferimento a schiavine (Carla?) sia in ambiente conventuale che in accampamento, in quest’ultimo caso a coprire sella o gualdrappa:
CCXCIII Nessuno che abiti in convento deve portare calzamaglie o due paia di brache; né sdraiarsi sul pagliericcio senza permesso, né coprirsi con schiavine o stuoie … (p 115)
Anticipando Carla, posso dirvi che, secondo le mie fonti, le schiavine sono per lo più delle coperte da letto di panno grosso. Se ne trovano attestate diverse anche negli inventari quattrocenteschi della mia Rimini; con tale accezione, il termine è spesso usato come sinonimo di coltra, cultra, coperta, copertorium, coverduro, zalone o zeliga. Il Delucca, tuttavia, ricollega l'origine etimologica al mantello "indossato originariamente dalle genti della Schiavonia" (??); il riferimento si trova in O. DELUCCA, L'abitazione riminese nel Quattrocento. La casa rurale. Parte Prima, Stefano Patacconi Editore, Rimini, 1991, voce "schiavina" p. 823 (glossario in appendice). Purtroppo non vengono forniti ulteriori rimandi a circostanziare la suddetta affermazione.
In conclusione: essendo l'accezione duplice, il dubbio se la SCHIAVINA della Regola Templare fosse una coperta o un mantello permane... Personalmente, dato che il contesto si riferisce al pagliericcio, propendo decisamente per la prima ipotesi.
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ScriptaVana
Abitante Anziano
   
1874 Posts |
Posted - 27/11/2007 : 06:47:50
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Il testo della Regola fa riferimento alla redazione in lingua francese, da oïl a "medio" francese: il termine "schiavina" della edizione italiana potrebbe essere "esclavine".
Tuttavia ignoro se la cosa possa essere illuminante o meno per distinguere le due accezioni.
Aggiungo (a singhiozzo): la cronologia delle redazioni di riferimento è XIII - XIV secolo, nel caso il dato fosse utile per distinguere possibili capi di abbigliamento o diversi. |
Edited by - ScriptaVana on 27/11/2007 07:21:40 |
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carla
Moderatore
   
1361 Posts |
Posted - 27/11/2007 : 08:31:12
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E' il solito problema delle relazioni fra nomi ed oggetti. I nomi "migrano" nel tempo e nello spazio da un oggetto all'altro, e molto spesso è difficile collocarli, perchè le fonti che li mettono in relazione diretta all'oggetto a cui si riferiscono sono rare, quindi si tende ad estendere oltre misura significati locali o legati ad un epoca precisa. Cioè, vediamo un'immagine, un frammento, ma non è detto che sia statisticamente rappresentativo di una realtà. Questo è uno dei problemi fondamentali contro cui si sbatte semper il naso.
Esclavine nel XII-XIII viene riferito al mantello del pellegrino, con cappuccio e rotondo; a volte con ampie maniche. Però d'altra parte si tramanda come coperta, dice giustamente Bartolo, che è rettangolare e di tutt'altro uso. Tranne il fatto comune di coprire: il pagliericcio, l'uomo, il cavallo. Le etimologie non aiutano molto, perchè anche queste sono variabili e spesso, all'epoca, di fantasia.
Resta, al solito, l'approcio "storico". Il cercare di ricostruire tutto il quadro al contorno, per cogliere una mentalità e leggere fra le righe. Si entra comunque nel vasto campo dell'ipotesi non dimostrabile compiutamente.
Allora, giustamente sottolinea Scripta il richiamo alla moderazione. Ma in quel "nè troppo lunghe nè troppo corte" c'è tuto un mondo.
Perché ad esempio le leggi suntuarie del XIII in Italia bastonano regolarmente gli strascichi, attestandone l'autorizzazione entro i 60 cm. E nelle corti francesi anche gli uomini portano vesti con strascico. I ricchi cavalieri del Manesse hanno vesti e cotte d'armi e manti che arrivano al tallone, decisamente poco pratici per combattere in zone di frontiera come facevano i templari (cioè pronti a qualsiasi terreno, qualsiasi tattica, qualsiasi situazione... è diverso che nei tornei...); d'altra parte il Manesse è copia della copia della copia, mantiene piuttosto inalterati i disegni, e pur essendo di inizi trecento raffigura in gran parte caratteri del pieno duecento. Verrebbe da pensare quindi ad una giusta lunghezza posta attorno al polpaccio, che per certi versi noi interpreteremmo come "lungo" ma che, alla luce dello stile dell'epoca, forse era quasi "corto"; per il pellegrino più povero magari la lunghezza si accorcia, e si arriva al "poco sotto il ginocchio" tipico delle fonti iconografiche.
Però, se penso al cavaliere duecentesco con usbergo relativamente lungo, torno al livello polpaccio. Ad esempio la Bibbia Maciejovski, fanti, balestrieri, appiedati hanno in genere vesti appena sotto il poplite, i cavalieri hanno veste a metà polpaccio, i civili di un certo livello e prestigio sociale hanno vesti alla caviglia; tenendo conto che pare sia la Bibbia di Luigi il Santo, il re più ascetico che la cristianità ricordi (tanto ascetico che la moglie lo cazziava per l'understatement vestimentario), e che mostra quindi (a parte nell'agire...) un ideale di moderazione e di misura, si torna di nuovo ad una lunghezza che definiremmo medio-lunga.
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