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 ARMI E PROTEZIONI
 Armature, taglie e... pezzi di ricambio?!
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Bartolo
Amministratore

Italy
2946 Posts

Posted - 18/02/2008 :  20:57:58  Show Profile  Visit Bartolo's Homepage  Click to see Bartolo's MSN Messenger address  Reply with Quote
Riporto, con l'autorizzazione del mio interlocutore, una discussione privata avuta con un collega ricostruttore - di nome Giorgio - che credo meriti di essere allargata a tutta la comunità del Villaggio.
Il discorso prende le mosse da un intervento di Mario Scalini dal titolo "Armamento difensivo fra il XIV e XV secolo", in occasione di una conferenza tenutasi alla Rocca Scaligera di Arzignano, lo scorso 9 febbraio (v. programma al seguente link: http://www.comune.arzignano.vi.it/jsparzignano/eventsdtl.jsp?eventID=172&tab=events).

GIORGIO
Sono stato alla conferenza dello Scalini: personaggio alquanto acculturato, ma ha delle idee decisamente particolari che mi hanno un pò "sbiellato", tra le varie cose dice che le armature erano realizzate con misure standardizzate (3 taglie) e che le buffe erano create con chiari fini di USA E GETTA, e che c'erano quindi ovvie possibilità di integrare i pezzi danneggiati con quelli provenienti dal campo di battaglia o dall' usato.
Questo è sicuramente vero, i pezzi di armature avevano un ovvio mercato dell' usato e del razziato, ma lo Scalini mette molto in evidenzia la perfetta interscambiabilità di pezzi...
Insomma, io ho combattuto 2 anni con un armatura non sagomata sulle mie forme, ed è sufficentemente scomodo e si fatica il doppio inutilmente, tu cosa ne pensi?


BARTOLO
Pezzi di ricambio come dal rottamaio?! Innanzitutto mi piacerebbe sapere su quali studi si basano queste considerazioni e quali riscontri documentali o diretti vi siano per tanta "categoricità". Questione di non secondaria importanza: il periodo e l'area geografica di riferimento (se parlo di Lanzichenecchi o cernide veneziane non è la stessa cosa che squadreri sforzeschi, tanto per fare un esempio). E poi si tratta di armature da guerra o da torneo?
Ovviamente non ho alcuna pretesa di competere con lo Scalini quanto a conoscenze, però considero affermazioni di questo tipo (=categoriche) sempre pericolose, a prescindere da quale pulpito provengano. Intanto: anche ipotizzando una qualche intercambiabilità delle pezze, non mi pare plausibile credere che homini d'arme facoltosi, che potevano permettersi commissioni ad hoc a fior fiore di artigiani, avessero bisogno di raccattare sul campo una buffa danneggiata... Probabilmente il discorso potrebbe cambiare per certa fanteria provisionata, che per fare "la cresta" sul soldo sfrutta tutte le opportunità di risparmio al momento in cui potevano presentarsi. Il "mercato nero": a metà 1400 c'era eccome, ma era più che altro praticato sul commercio delle cavalcature e sul panno, tra l'altro punito molto severamente (con buona pace delle "mostre" e degli officiali che presiedevano con tanta dedizione alla rivista degli armati prima del pagamento delle prestanze; così a braccio, ne parlano Covini e Mallet).
Anche il discorso sulle taglie mi lascia perplesso: 3 taglie standard e stop? Perchè non 4? Bisognerebbe sapere, anche qui, da dove trae origine tanta sicurezza e a quali parametri geografici e temporali faceva riferimento l'intervento.


GIORGIO
Sono decisamente convinto del fatto che ogni affermazione così categorica sia da prendere "con le pinze".
Quanto affermato dallo Scalini si riferisce ad armature da guerra italiane del 1400, ma cento anni sono tanti l'Italia è lunga e gli armati erano molto "variegati" (dalla cernita all'uomo d'arme)
se TU non puoi competere direttamente con lo Scalini figurati IO, ma in ogni caso credo che certe sparate vadano notevolmente documentate...
Anche sul discorso dei pezzi di ricambio sono d' accordo, se posso permettermi un armatura completa è sufficentemente logico (ma non scontato) che mi porto dietro qualke pezzo di scorta, e magari in caso di necessità quello che mi manca lo posso integrare a fine giornata sul campo di battaglia, ma da qui ad affermare che tutte le buffe fossero interscambiabili tra loro... ci gira un pò di differenza.
Sul discorso mercato dell' usato e mercato nero dell' armamento niente da aggiungere, la Covini e il Mallet si esprimono già a riguardo in maniera soddisfacente.
Discorso taglie: che siano 3 o 4 o 6 non ha importanza; ma questo implica una standardizzazione sulla persona che certamente non è compatibile con CERTE pezze difensive. Le mie braccia B1 fatte a misura per me potresti sicuramente indossarle anche tu, ma tra l' idossarle e combatterci c'è un po' di differenza, le mie misure specifiche sicuramente non ti permetteranno la libertà di movimento e la comodità che offrono a me.
Nel momento in cui ci sono delle taglie il problema si ripropone almeno al 50% di chi dovrà utilizzare un pezzo costruito non a misura.
E' altrettanto logico però che se devo equipaggiare 500 fanti non li mando tutti dal Missaglia o chi per esso a prendere le misure del loro crapone per fargli 500 celatine a misura, i pezzi potranno (sono sempre ipotesi perchè al momento non ho documentazione a riguardo di misurazioni fatte a fanti o cernite) essere standard e l' utilizzatore finale poi si aggiusterà a piacimento la farsata interna.


Mi chiedevo se esistono davvero riscontri documentari o diretti per la tesi dell'intercambiabilità delle pezze e per quella della costruzione in base a poche "taglie standard".
Qualcuno ha materiale da sottoporre in questo senso? Mi riesce difficile pensare che le considerazioni di un insigne accademico come Mario Scalini siano solo il frutto di elucubrazioni personali, considerato anche il fatto che le stesse sono state annunciate in occasione di una conferenza e non di una amichevole chiacchierata tra amici!!

Signo
Nuovo Abitante

466 Posts

Posted - 19/02/2008 :  10:12:04  Show Profile  Reply with Quote
Come avete già detto voi, le generalizzazioni vanno "pinzate" , è anche vero che quella che abbiamo a disposizione, è solo un sunto veramente veramente stretto di tutto il discorso, quindi non mi soffermerei sul giudicare quel che ha detto, ma solo il concetto.

Riguardo le armature, secondo me, dimentichiamo sempre una cosa, e cioè che non esistevano solo i pochi rimasugli ferrosi che sono giunti fino a noi, parliamo di una industria che solo a Milano (ma ricordiamo Brescia, Firenze, Mantova ecc.) aveva delle vere e proprie fabbriche.

E dimentichiamo che esistevano per lo meno 2 tipologie di clienti (di certo erano molte di più) che richiedevano 2 tipologie di prodotti.

Se è vero che da una parte esiste il prodotto di massa, ed è innegabile che esso dovesse essere interscambiabile e fatto di poche misure più o meno standard (credo inoltre che ai tempi, ci fosse meno variabilità tra le persone "alte e basse" essendo la media più bassa di buoni 10 15 cm), dall'altra parte esiste il prodotto di nicchia, fatto sulle misure e sulle specifiche del cliente. Anche in questo caso comunque, vi posso assicurare, che non si parte da zero ogni volta. Per esempio, visto che si parlava di braccia d'arme, è possibile adattarsi pressochè a qualunque fisionomia, con 2 o 3 o pezzi chiave. Mi spiego meglio. Il braccio d'arme è generalmente formato di 2 cannoni, 1 cubitiera e lamette di articolazione.
Per adattarmi al braccio del mio cliente, io posso comodamente scegliere una cubitiera larga abbastanza per accogliere il gomito, e scegliere i cannoni che siano lunghi e larghi quanto basta per le esigenze del mio cliente, (fatto salvo che a "togliere" si fa sempre presto). Fatto questo, l'unica parte veramente "custom" sono le lamette che collegano i vari pezzi, che devono essere fatte ad hoc.
Voi mi chiederete dove sta la dimostrazione di questo fatto.. beh, non pretendo sia la dimostrazione, ma è ciò che lo studio e la pratica, mi hanno insegnato. Studiando appunto le braccia d'arme, si nota come sovente, i rivetti di articolazione del gomito, non siano disposti ad un angolo di 180 gradi (tra interno ed esterno) ma è molto spesso (quasi sempre) leggermente minore. Questo è apparentemente in contrapposizione con l'optimum di ottenere la massima escursione dell'articolazione, ma si sposa molto bene col concetto di "adattabilità" e "compatibilità" tra i pezzi. Inoltre il ferro non è granito, la cubitiera si può stringere o allargare un po sempre per lo stesso motivo.
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MarcoV
Nuovo Abitante

217 Posts

Posted - 19/02/2008 :  15:32:56  Show Profile  Visit MarcoV's Homepage  Reply with Quote
Concordo con quanto detto da Signo...
A parte il fatto che solo un'esigua minoranza poteva permettersi l'acquisto di armature davvero su misura (non possiamo certo credere che le maggiori commesse di centinaia di pezzi fatte nel '400 agli ateliers milanesi, per esempio, fossero tutte di protezioni tagliate sulla persona!!!), ho anche la sensazione che il nostro concetto di "libertà di movimento" andrebbe in parte ridimensionato.
A ben guardare, l'uomo d'arme montato, combattendo in arcione, non poteva poi sbracciare più di tanto e la rosa dei suoi gesti doveva essere giocoforza ristretta.
Vero è che in alcuni contesti (pensiamo alle abitudino degli Inglesi) gli uomini d'arme combattevano anche appiedati, ma ho comnque la sensazione che la nostra moderna pratica ci spinga a cercare una mobilità ben maggiore di quella richiesta sul campo di battaglia, dove contava in misura preponderante l'ordine e la formazione.
La trattatistica relativa alle tecniche del duello, infatti, tende a spostarci verso l'idea arcaica ed ormai accantonata che tutti nel Medioevo combattessero in singolar tenzone...cosa evidentemente piuttosto irrealistica!
Il problema della mobilità, almeno credo, non avrebbe di certo riguardato i discepoli di Fiore dei Liberi, cioè un pubblico nobile e selezionato, certamente in grado di procurarsi i pezzi più pregiati e meglio calzanti.
A proposito dei fanti, infine, solo un'esigua minoranza avrebbe potuto permettersi l'acquisto di piastre sagomate su misura, ricorrendo (e sono i documenti a testimoniarlo...) alle ben più diffuse brigantine (restando sempre nel '400, ovviamente...).
Ciò detto, convengo sul fatto che ogni estrema generalizzazione vada sempre evitata e che certe questioni "di notevole peso" debbano per forza essere discusse alla luce della documentazione interpellata.

Edited by - MarcoV on 19/02/2008 15:34:40
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Signo
Nuovo Abitante

466 Posts

Posted - 19/02/2008 :  16:21:40  Show Profile  Reply with Quote
Mi permetto di aggiungere, che per la mia (limitata) esperienza, i maggiori problemi di mobilità dati dall'armatura, sono al 90% riconducibili all'errato fissaggio della stessa al corpo e alla mancanza di un abbigliamento specifico a cui puntare le varie parti.
Insomma, il moderno combattente pretende di prendere il pezzo X, infilarselo sopra la camicia e andarci in battaglia.

In ultimo, credo che le poche raffigurazioni di armerie che abbiamo a disposizione, alimentino un falso mito di tutto il medioevo, e cioè il lavoro "artigianale". Vediamo l'armaiolo con 2 o 3 apprendisti che mena poderose martellate al pezzo finito, quando invece (e lo sappiamo per certo)tutta la trafila produttiva era rigorosamente regolamentata, c'erano addetti a specifiche lavorazioni, tutte, dalla formatura di queste o quelle parti, alla lucidatura, all'assemblaggio. L'industria delle armi era di certo ricchissima e quindi si poteva avvalere di macchinari idraulici per lo meno per le operazioni di sgrossatura delle forme, si avvalevano di "dime" per verificare che la forma ottenuta fosse a "specifica" e via discorrendo. Si lo so, sto generalizzando troppo.
Un ultimo dettaglio che prima ho scordato: troviamo spesso nelle lamette di articolazione, dei fori non utilizzati, frutto della complessa operazione di cui parlavo prima, a ulteriore testimonianza che probabilmente, era proprio nella lametta che risiede la prova della maestria dell'armaiolo, e le prove e gli errori di assemblaggio erano frequentissime (Ahimè, lo sono ancora).
Altra cosa che punta verso la versatilità e la standardizzazione, è l'aumento del numero di lamette e l'ulteriore scostamento dei rivetti di articolazione dal punto "180°" che avviene da qualche parte nel XV° secolo, chi pensa che "più lame = più mobilità", sbaglia , in realtà "più lame = più semplicità e più flessibilità di assemblaggio".
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Bartolo
Amministratore

Italy
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Posted - 22/02/2008 :  08:01:59  Show Profile  Visit Bartolo's Homepage  Click to see Bartolo's MSN Messenger address  Reply with Quote
quote:
Originally posted by MarcoV
Ciò detto, convengo sul fatto che ogni estrema generalizzazione vada sempre evitata e che certe questioni "di notevole peso" debbano per forza essere discusse alla luce della documentazione interpellata.



Concordo anch'io con le vostre letture, ragazzi.
Non resta dunque che rintracciare la documentazione a supporto delle considerazioni qui emerse. Sicuramente ce ne deve essere...
Tuttavia, quello che continua a lasciarmi perplesso nel discorso dello Scalini - sopra riportato "de relato" - è la sensazione che questi alludesse soprattutto ad armature da "homo d'arme", inequivocabilmente l'uomo di punta della "lancia" quattrocentesca: parla infatti di "buffe usa e getta", quindi prendendo in causa una pezza specifica, che mi insegnate possedevano SOLO le armature complete dei CAVALIERI (non petti-schiena, brigantine o corazzine da fante!), in quanto esposte agli attacchi frontali da lancia in resta, tanto in lizza quanto in guerra.
Se è così, tutto il discorso della produzione di massa mirato alla fanteria di formazione dovrebbe necessariamente essere accantonato, perchè non si sta parlando di questa, bensì di cavalleria pesante (all'occorrenza appiedata, ma pur sempre dotata di costosissime protezioni).
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Signo
Nuovo Abitante

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Posted - 22/02/2008 :  09:38:37  Show Profile  Reply with Quote
Mah, nel XIV° secolo i vari bacinetti con visiera, hanno tutti un sistema di sgancio rapido della visiera, io mi immagino che finite le cariche di lancia, nel momento in cui ci si impegna in combattimento o magari si viene a combattere a terra (volenti o nolenti) per prima cosa si gettassero via le visiere (e di certo a nessuno premeva recuperarla e metterla da parte nella foga della battaglia).
Un'altro fattore che POTREBBE indicare un uso di questo tipo, è che fino al XV° secolo, non esiste un concetto di "guarnitura" ovvero, io che compravo l'armatura, prendevo le varie parti da produttori diversi, ancora non si considerava un unico insieme di parti omogenee.
La stessa cosa vale anche per le visiere e i bacinetti. Non necessariamente avrei comprato l'insieme, ma potevo prendere i pezzi separatamente. Raramente troviamo bacinetti con una visiera che si adatta perfettamente al profilo del coppo. Questo potrebbe significare, che la visiera del bacinetto deve poter essere facilmente rimpiazzabile se dovessi perderla.
Sempre parlando di visiere, il fatto che non troviamo mai sistemi di "ritenzione" per tenerle chiuse (sempre nel XIV° secolo) mi fa pensare che dovevo potermene liberare rapidamente alla bisogna (io non ho mai provato, ma non credo sia comodo combattere a piedi con la visiera che ondeggia davanti al nostro volto.
Nel XV° secolo, la protezione per la testa e il volto cambia radicalmente fisionomia, e il concetto di "togli alla svelta" si sposta (potrebbe) sulla buffa.
Io non trovo che il concetto di pezzi "usa e getta" sia così incredibile, credo che noi siamo troppo influenzati dal nostro modo di vedere le cose, che le cose costose devono durare nel tempo, e che le cose che abbiamo pagato molti soldi ci sono care e ci secca gettarle via.... ma questi sono concetti relativi alla nostra percezione.
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Bartolo
Amministratore

Italy
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Posted - 19/11/2020 :  09:49:35  Show Profile  Visit Bartolo's Homepage  Click to see Bartolo's MSN Messenger address  Reply with Quote
Segnalo un articolo di Marco Vignola (utente forum: MarcoV), pubblicato sul blog dell'Ass. Cult. IMAGO ANTIQUA in data 18/11/2020, contenente trascrizione e commento di una lettera del 1478 indirizzata al Missaglia che conferma la prassi del rimpiazzo delle armature andate perdute e del reintegro dei singoli pezzi danneggiati in battaglia:

I Milanesi spogliati dal Sanseverino: note per uno studio delle armature composite
http://imagoantiqua.it/i-milanesi-spogliati-dal-sanseverino-note-per-uno-studio-delle-armature-composite/
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