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RECENSIONE: Il labirinto dei giochi perduti. Giochi da tavolo dal mondo antico al Medioevo.

Autore: Ezio Zanini
Editore: Il Cerchio
Collana: Gli archi
Data di Pubblicazione: Marzo 2012
ISBN: 8884743133
ISBN-13: 9788884743138
Pagine: 172
Formato: illustrato, brossura




Un libro che parli dei giochi nella storia in modo esaustivo, non può esistere.
Basta infatti pensare ai molteplici concetti che il termine “GIOCO” assume oggi, per intuire quanto più complesso sia descrivere i diversi significati che esso poteva avere in epoca romana o, ancor prima, ai tempi di massimo sviluppo di una civiltà scomparsa da secoli.
“Il labirinto dei giochi perduti” fa sua questa consapevolezza tentando di indagare i mondi “altri” che si celano dietro le differenti forme di gioco che nei tempi si sono succedute.
Alle testimonianze storiche (reperti e documenti che descrivono regole e strumenti di gioco) vengono affiancate nozioni di logica, storia della matematica o leggende, saghe e miti nel tentativo di ricostruire il mosaico degli ipotetici mondi immaginari (o concettuali) dai quali i giochi possono aver tratto spunto, origine e linfa vitale.
Il gioco e ciò che sta dietro al gioco divengono, quindi, specchio di stili di vita e quotidianità, riti sociali o religiosi, così come la rassegna di regole (che restano perfettamente godibili e fruibili) diviene pretesto per porre l’accento su valori e credenze di epoche passate.
Il libro rientra nell’ambito della manualistica: un supporto leggero ed un pretesto per provare forme di svago nuove: non ha la pesantezza di un testo troppo impegnativo, ma propone spunti stuzzicanti per chi avesse voglia di approfondire in proprio alcuni degli argomenti trattati.
Il testo si sviluppa come un labirinto (da cui il titolo) in cui il lettore può perdersi (o ritrovarsi), ma soprattutto che può percorrere in toto o decidere di visitare in parte, a seconda della propria curiosità, decidendo di saltare, senza menomazioni “dolorose”, gli argomenti che trova più ostici (Matematica? Storia? Letteratura?).
L’esposizione, come un filo d’Arianna, ricompone un antico mosaico lasciato incompleto senza mai portarlo a compimento. Quanto scritto lascia indizi: causa domande più che fornire risposte. Spetta all’homo ludens compiere quel gesto che chiude, infine, il cerchio lasciato aperto… iniziando a giocare!

[Recensione a cura dell'autore, EZIO ZANINI]



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