PRIMA PARTEGLI ALBORI DEL “NOBIL GIUOCO”L'origine degli scacchi costituisce tuttora una questione assai controversa. Alcuni studiosi, ad esempio, sostengono che tale nobile gioco sia nato in Cina, altri in India, ecc. Pezzi indiani conservati presso il Museo di Arte Indiana di Berlino (XII-XIV sec.) Secondo alcuni studiosi, successivamente il Chaturanga subì un mutamento, evolvendo in un altro tipo di gioco, a due giocatori, chiamato Shatrani. L'innovazione più grande che venne apportata fu l'introduzione di un nuovo pezzo, il “firzan” (= consigliere). Lo Shatrani prevedeva che la vittoria fosse attribuita al giocatore che fosse riuscito a catturare il Re avversario o, in alternativa, tutti gli altri pezzi. Le posizioni iniziali dei pedoni e dei cavalli erano le stesse odierne, mentre erano differenti quelle delle altre figure (sebbene non è dato sapere con sicurezza l'esatto assetto). Certo è che il gioco riscosse un enorme successo e a poco a poco si diffuse in tutto il mondo conosciuto: intorno al 750 a .C. lo si vede in Cina e più tardi, nell' XI secolo, raggiunse Giappone e Corea. Le scacchiere cinesi avevano 9 colonne e 10 traverse, ed in più una separazione, il cosiddetto “fiume”, che divideva le due armate, rallentando lo svolgimento delle “operazioni belliche”.
Set di scacchi ritrovati sull'Isola di Lewis (1150 c.a.) Di tanto in tanto, i giochi da tavolo e i dadi vennero messi al bando da regnanti e personaggi del clero.
Luigi IX, re di Francia, detto “Il Santo” (XIII sec.) Le regole e i pezzi di questo nobile gioco subirono, nel tempo, numerose ma assai lente trasformazioni. Basti pensare, ad esempio, che sebbene il pedone avesse acquistato la facoltà di muoversi di due caselle, alla sua prima mossa, già a partire dal 1300, tuttavia il recepimento diffuso di tale innovazione prese piede pienamente nel corso di ben 300 anni!! Fu solo in seguito al 1475 che il successo e la popolarità degli scacchi si accrebbero enormemente. Ciò avvenne, secondo i più, grazie all'introduzione di due nuove regole:
Queste innovazioni permisero di potenziare enormemente la frequenza delle combinazioni di scacco matto, visto che da quel momento in poi la tecnica dello “denudamento” (cattura di tutti i pezzi) non costituiva più l'unico modo di far prigioniero il monarca avversario: i giorni della “guerra di trincea” erano definitivamente terminati!
Il ludus latrunculorum ed il mistero della nascita degli scacchi in Italia
Scacchiera 8x8 di epoca romana (Basilica Julia, Roma) Sebbene l'uso di scacchiere 8x8 induca a supporre un gioco somigliante, almeno in parte, agli scacchi, questa supposizione non trova alcun appoggio nelle fonti. Nel gioco dei latrunculi un pezzo veniva catturato quando era circondato da due nemici su una linea o su una fila: per evitare questo pericolo, era buona norma proteggersi con un pezzo adiacente. Questo modo di catturare è evidentemente lontano dal concetto di cattura negli scacchi, sì che tutti coloro che tentarono una ricostruzione delle regole del gioco dei latrunculi finirono per configurare un gioco assai diverso. L'ultimo tentativo del genere, dovuto a R. C. Bell, ridusse il famoso gioco dei latrunculi a qualcosa di simile al Seega, giocato dai somali e dai beduini ancora in tempi recenti (...) Per quanto possa apparire strano, la parola scachus compare per la prima volta in Italia in un documento della Chiesa (...); le vie più probabili di penetrazione furono i mercanti veneti o croati, che nei loro contatti con l'Oriente vennero a conoscenza del gioco e dei nomi dei pezzi. Il documento in questione fu una lettera scritta nel 1061 da San Pier Damiani al papa Alessandro II. in essa il santo vescovo informava il papa della penitenza inflitta a un vescovo fiorentino, che per gran parte della notte «praefuerit ludo scachorum». In detta lettera la parola scachus viene adoperata ben sette volte, il che fa di questa lettera uno dei testi più significativi, non solo per la storia degli scacchi in Italia ma per la storia degli scacchi in genere. Il più antico documento contenente la famosa lettera trovasi anch'esso in Italia, nel monastero di Montecassino. Dopo questa lettera, gli accenni scacchistici in testi italiani si moltiplicano, soprattutto per opera dei cronisti (...) [Pare che] i più appassionati per gli scacchi furono i fiorentini, a giudicare dall'interesse suscitato dall'esibizione nel 1265 o nei primi mesi del 1266, di un maestro di scacchi arabo davanti al podestà ( n.d.r: le fonti parlano di un certo Buzzecca)” Si dice che anche Guido Cavalcanti fosse appassionato di scacchi... Lo era a tal punto, riferisce il Sacchetti, da rimanere vittima di uno scherzo da parte di un ragazzo, il quale, del tutto inosservato, inchiodò la veste del noto letterato allo scranno sul quale era seduto! Anche Dante subì il fascino del nostro nobile gioco, citando nel corso della Comedia numerosi personaggi (Rizzardo da Camino, Guido Bonatti da Forlì) «coinvolti in vicende scacchistiche», per dirla con Rosino; Boccaccio e Petrarca, dalla loro, citarono gli scacchi nei loro scritti in diverse occasioni (il secondo, in particolare, lanciò una severa invettiva verso la passione per la scacchiera, definendola «sollecitudine superflua», degna di una scimmia).
Bibliografia:
Autore Dott. Andrea Carloni |