IL MOSAICO DI BOBBIO, ASPETTI INEDITI.

 Parte terza: IPOTESI DI DATAZIONE E ANALISI DI UN PROBABILE RIPENSAMENTO

Secondo G. Ligato 1 il mosaico di Bobbio rivestiva una funzione di celebrazione delle vicende che caratterizzarono gli eventi bellici della Prima Crociata.
La campagna di Antiochia, in particolare ne costituì un momento decisivo, secondo solo alla conquista di Gerusalemme. Sempre secondo Ligato si tratta di “una tematica di diffusione europea che nei secoli XII e XIII ebbe anche funzioni propagandistiche”.
La celebrazione della Crociata effettuata nel mosaico tramite l' exemplum dei libri dei Maccabei è manipolata al fine di rendere corrispondente le vicende bibliche con quelle che si erano vissute nelle terre d'oltremare.
Secondo questa interpretazione, e in considerazione che la conquista di Antiochia da parte dell'esercito crociato porta la data del 28 giugno 1098, fisseremo questa data come termine a quo per l'esecuzione del mosaico bobbiese.
Quale intento di propaganda poteva assumere questa opera rispetto ai fatti storici dell'epoca?
Nel 1145 San Bernardo, su incarico di papa Eugenio III, si fece promotore di una nuova campagna militare per arginare l'offensiva dell'esercito musulmano che nel 1144 aveva riconquistato la città di Emessa.
La Seconda Crociata bandita nel 1146 tuttavia si concluse dopo solo due anni con un bilancio fallimentare.
Consideriamo pertanto per il momento, in virtù di questi avvenimenti, il 1147 come termine ad quem .
Altri studi hanno tentato di attribuire una datazione del mosaico di San Colombano sulla base di analogie con i litostrati superstiti dell'area padana.
Il Porter 2 rileva somiglianze con il mosaico del Camposanto di Cremona, che data fra il 1107 e il 1117, nei duelli dei personaggi del bestiario; la Hess 3 si sofferma sui numerosi punti in comune con quelli del mosaico di Santa Maria del Popolo a Pavia (oggi conservati nel locale Museo Civico e datati dal Porter data attorno al 1130), evidenziando le numerose analogie riscontrate nei volti e nelle acconciature dei personaggi.
Sempre secondo la Hess si può ipotizzare se non proprio l'intervento della medesima squadra di mosaicisti, quanto meno l'utilizzo dei medesimi modelli iconografici, giungendo alla conclusione che la datazione del mosaico bobbiese debba essere collocata nei primi anni dopo il 1150.
Tutti gli storici moderni sono comunque concordi nel non posticipare la datazione molto oltre la metà del XII secolo.

Ma quali sono le vicende storiche locali in quegli anni?

Facciamo un passo indietro: quando San Colombano giunse nella valle del Trebbia verso il 612, ricevette in dono dal re longobardo Agilulfo un terreno di quattro miglia attorno ad una chiesa diroccata dedicata a San Pietro 4 .
La piccola comunità nel corso dei secoli si ampliò fino a trasformarsi in un potente ed influente cenobio dotato di una ricca biblioteca e di uno scriptorium che godeva di alta fama anche presso papi e imperatori, i vasti possedimenti che si estendevano dalla lombardia alla toscana ben presto scatenarono dispute con le città vicine che ambivano a garantirsi il controllo dei territori.
Una svolta determinante nelle vicende future del monastero fu l'istituzione della diocesi voluta da Enrico II.
La costituzione della nuova sede vescovile, avvenuta nel 1014, avrebbe consentito al piccolo centro appenninico di mantenere la propria indipendenza rendendo vane le pretese di sottomissione avanzate dalle altre diocesi e poneva nel contempo un caposaldo dell'impero in una zona considerata strategica per gli equilibri politici dell'Italia settentrionale.
Si venne però a creare una situazione anomala che non aveva nessun altro riscontro nel panorama generale delle diocesi italiane; la titolarità del potere ecclesiastico conferita all'abate Pietroaldo, vide per la prima volta confluire le due cariche in un solo soggetto che era così investito del titolo di abbas et episcopus .
Negli anni successivi i documenti ci riportano figure distinte nella gestione della diocesi e del monastero, tuttavia il rapporto fra di esse rimase strettissimo.
Nel XII secolo il mutamento degli scenari politici che coinvolsero le strutture ecclesiastiche dell'Italia settentrionale ebbe le sue ripercussioni anche a Bobbio; il rapporto di simbiosi che aveva caratterizzato fino a quel momento le due entità religiose subì un improvvisa svolta.
Un elemento determinante fu la costituzione, nel 1133, di una nuova circoscrizione ecclesiastica voluta da Papa Innocenzo II con a capo l'Arcidiocesi di Genova, alla quale venne sottomesso anche il vescovado bobbiese.
A Bobbio in quel periodo le due cariche di abate e vescovo tornarono ed essere rivestite da una sola persona: Simeone, che proprio come Pietroaldo porta il titolo di abbas et episcopus .
La nuova situazione politica, secondo A. Piazza 5 , vide riaccendersi la minaccia di intromissioni esterne nella gestione degli affari locali. Da una parte l'Arcidiocesi genovese, dall'altra quella piacentina, che proprio in quel periodo stava estendendo la propria influenza sulle comunità appenniniche, costituivano un pericolo dal quale era necessario difendersi.
Abilmente Simeone, verso il 1143, dopo aver elargito ricche donazioni al monastero, cedette la carica di abate del monastero al nipote Oglerio, mantenendo per sé solo quella di vescovo. In questa nuova veste inviò una supplica a Papa Innocenzo II affinché concedesse la propria protezione al monastero di San Colombano.
La richiesta venne accolta e, come si legge nella bolla pontificia: “Sub Beati Petri et nostra protectione suscipimus ”, il cenobio ottenne la protezione papale.
Successivamente Papa Lucio II confermò all'abate Oglerio i privilegi ricevuti dal suo predecessore, concedendo altresì ai monaci la facoltà di nominare liberamente il proprio abate. Questa clausola aggiuntiva avrebbe avuto un peso determinante nella successiva elezione dell'abate.
Fra il 1145 e il 1146, alla morte di Simeone, Oglerio salì alla cattedra vescovile di Bobbio e i monaci nominarono abate Gotescalco, la cerimonia d'investitura venne officiata dal vescovo di Piacenza Arduino.
Oglerio si trovò d'un colpo escluso dall'amministrazione del cenobio, tutte le manovre messe in atto per conservare il controllo sulle vaste proprietà acquisite dal monastero si erano ritorte contro di lui. La situazione era sfuggita di mano, la diocesi spogliata di tutti i beni che erano stati trasferiti in via precauzionale al monastero, versava in uno stato di estrema povertà.
E' importante soffermarci su questo nuovo scenario: il monastero aveva riacquisito tutti i suoi beni trovandosi al contempo ricchissimo e libero da interferenze esterne. Una situazione certamente favorevole sotto tutti i punti di vista, che avrebbe potuto anche offrire l'occasione per progettare l'esecuzione di un'opera così importante e dispendiosa come il mosaico pavimentale.

Torniamo alla cronaca di quegli anni.

A Oglerio non rimase altro da fare che chiedere immediatamente l'annullamento di tutti i privilegi e la conseguente sottomissione del cenobio alla diocesi.
Si appellò pertanto a Papa Eugenio III ottenendo la sentenza di revoca e la conseguente sottomissione del monastero alla curia vescovile, " ... stabilendo che al vescovo e ai suoi successori spettasse la conferma dell'abate, la correzione regolare del monastero, la consacrazione degli altari e delle chiese, la promozione dei chierici, nel capo come nei membri, ordinando che l'olio e le candele si somministrassero in conformità alla disposizione dei testimoni."
La comunità, scossa da questa sentenza, cercò conforto presso l'imperatore Federico I inviando una propria delegazione e nel 1153, grazie alla mediazione del vescovo di Costanza, ottennero un diploma dell'imperatore che confermava all'Abbazia di San Colombano la proprietà di " ... in generale tutto quanto il monastero bobbiese possiede nel regno ... Secondo le bolle papali il monastero non sia sottoposto ad alcun vescovo."
Ma nonostante ciò il Vescovo Oglerio non abbandonò l'idea di riappropriarsi del controllo e della gestione del monastero e nel 1155 si recò ad Asti dove si trovava il Barbarossa e ottenne un riconoscimento che in pratica sanciva l'annullamento del privilegio concesso in precedenza al monastero.
Da quel momento seguono alterne vicende caratterizzate da violenti scontri fra i due contendenti; sul finire del secolo tutti i tentativi di ristabilire l'antica autonomia sortirono effetti negativi, prima Lucio III nel 1184-5, poi Urbano III nel 1185-7 infatti confermarono la dipendenza del cenobio al Vescovo di Bobbio.
L'ultima speranza venne riposta nel dibattimento del processo tenutosi a Cremona: al termine del vaglio dei documenti e delle prove testimoniali, Papa Innocenzo III sentenziò, con bolle del 20 febbraio 1207 ed del 23 febbraio 1208, la definitiva sottomissione del monastero alla diocesi bobbiese, dichiarando inoltre che " ... se in avvenire si trovassero istromenti che sostenessero la causa del monastero contro il vescovo, essi si debbano considerare come privi di valore".

Riassumiamo gli elementi raccolti fino ad ora:

•  il mosaico è l'unico manufatto di epoca romanica presente a Bobbio
•  il committente ha pertanto voluto inserire questa opera in un contesto pre-esistente
•  l'intento era probabilmente quello di celebrare le gesta della prima crociata, ma anche di propagandare un nuovo intervento militare in Terra Santa
•  sulla base degli studi presi in esame la datazione del mosaico si pone verosimilmente in un periodo compreso fra il 1130 e il 1153
•  fra il 1145 e il 1146 il monastero ritrova la propria indipendenza e nomina liberamente il proprio abate Gotescalco
•  fra il 1147 e il 1155 Oglerio ottiene la revoca di tutti i privilegi concessi dai papi e dall'imperatore e la conseguente sottomissione del monastero
•  nel 1148 la seconda crociata si conclude con un esito negativo
•  a partire dal 1155 e fino all'epilogo nel 1208 l'inasprimento del conflitto tocca punte di forte drammaticità

A questo punto è lecito pensare ad un ripensamento nell'esecuzione del mosaico in corso d'opera rispetto al progetto originario?

Tentiamo una ricostruzione riorganizzando la sequenza delle scene:

Un registro inizia con le truppe pagane che assaltano Antiochia e prosegue con re Antioco sotto la tenda da campo.
In basso, ma indifferentemente anche in alto invertendo il senso di lettura, il registro inizia con Mattatia che cede la guida dell'esercito al figlio Giuda e, a seguire, lo stesso Giuda che guida l'assalto contro il nemico.
Nei registri inferiori la teoria dei Mesi e Mestieri.
Le scene di Giona e Sansone, nonché i duelli fra i personaggi del Bestiario medievale, potevano eventualmente essere collocate ai lati della narrazione principale, sia nella prosecuzione dei registri, che perpendicolari ad essi.
Esempi si trovano in altri mosaici coevi, primo fra tutti quello già citato dalla basilica di Santa Maria del Popolo di Pavia.

La tabella che segue dimostra come il rilievo metrico eseguito sul mosaico sia compatibile con questa ipotesi.

Misure e disposizione reale

1° registro (rosso)
Cavalleria con Giuda Maccabeo

cm. 480

1° registro (grigio)
Bestiario

cm. 430

2° registro (rosso)
Mattatia

cm. 210

2° registro (verde)
Battaglia di Antiochia

cm. 700

3° registro (blu)
Prima serie dei mesi

cm. 670

3° registro (grigio)
Giona

cm. 240 (stima)

4° registro (blu)
Seconda serie dei mesi

cm. 670 (stima)

4° registro (grigio)
Sansone

cm. 240 (stima)

 

Ipotesi del progetto originale

1° registro (verde)
Battaglia di Antiochia

cm. 690

2° registro (rosso)
Mattatia e Cavalleria di Giuda

cm. 700

3° registro (blu)
Prima serie dei mesi

cm. 670

4° registro (blu)
Seconda serie dei mesi

cm. 670

L'inattesa fine della seconda spedizione in Terra Santa e le cronache locali ci portano a supporre che il committente abbia voluto modificare la rappresentazione simbolica o comunque aggiungere elementi legati alle vicende che coinvolsero il monastero in quegli anni, concentrando l'attenzione dello spettatore particolarmente sulle scene del secondo registro.

Al centro la città di Antiochia potrebbe rappresentare il monastero difeso strenuamente dagli attacchi della diocesi, a destra Mattatia e i Maccabei a simboleggiare l'abate e i monaci pronti a difendere la loro autonomia e a sinistra il re Antioco seduto in trono come il Vescovo sulla sua cattedra a mettere in opera la propria strategia.

Il resto della composizione viene adattato in base agli spazi disponibili secondo schemi che sono comuni nel periodo romanico.

La datazione, sulla base di questi elementi, potrebbe pertanto essere suddivisa in due fasi o periodi assai diversi fra loro: il primo, fra il 1145 e il 1146, quello euforico della ritrovata indipendenza nel quale si progettò l'opera e il secondo, fra il 1147 e il 1153, quello travagliato e offuscato dalla minaccia di una nuova sottomissione, ma allo stesso tempo caratterizzato anche dalla speranza, nel quale presumibilmente venne eseguito il grande mosaico pavimentale.

 

BIBLIOGRAFIA

•  1 G. Ligato: “Riflessi della Prima Crociata nei mosaici bobiensi” in “La Fondazione di Bobbio nello sviluppo delle comunicazioni tra Longobardia e Toscana nel Medioevo”. Atti del convegno internazionale. Bobbio 1-2 ottobre 1999 Archivium Bobiense Studia III

•  1 G. Ligato: “La Prima Crociata nel mosaico di San Colombano a Bobbio: ideologia e iconografia di una celebrazione. Parte prima” in “Il mosaico di San Colombano in Bobbio e altri studi dal II al XX secolo”. Archivium Bobiense n° 23, 2001

•  1 G. Ligato: “La Prima Crociata nel mosaico di San Colombano a Bobbio: ideologia e iconografia di una celebrazione. Parte seconda” in “Gerbertus qui est Silvestre, minima gerbetiana da Piacenza a Lovanio, e altri studi a 1000 anni dalla morte del Pontefice”. Archivium Bobiense n° 24, 2002

•  2 A.K. Porter: Lombard Architecture. New York 1967

•  3 R. Hess, "Das Bodenmosaik von S. Colombano in Bobbio", in Arte medievale Periodico internazionale di critica dell'arte medievale, Roma 1988.

•  4 Giona da Susa “Vita di San Colombano”

- 5 A. Piazza, “Monastero e vescovado di Bobbio dalla fine del X agli inizi del XIII secolo” Spoleto 1997

•  A. Calvani, "Un esempio di evoluzione compositiva di un bene culturale architettonico: la Basilica di San Colombano a Bobbio (Piacenza)" 1980, Relazione eseguita dopo il restauro moderno.

•  A. G. Bergamaschi, "Bobbio - Pavia" in Atti del IV congresso internazionale di Studi sull'Altomedioevo, Spoleto 1969, pag. 289 e seg.

•  Cipolla/Bruzzi, "Codice Diplomatico del Monastero di San Colombano", Roma 1918.

•  G. Ligato "Iconografia della prima Crociata nel mosaico di Bobbio" in “Il Concilio di Piacenza e le Crociate”, Piacenza 1966, pag.89 e seg.

•  H. Balducci,"La Chiesa e il Monastero di San Colombano", Pavia 1936.

•  H. Balducci, "Il grande mosaico della Chiesa di San Colombano a Bobbio", Pavia 1935.

•  S. Fermi, "La scoperta di un antico musaico a Bobbio", in Bollettino storico piacentino, 1910.

•  A. Calvani, “Un esempio di evoluzione compositiva di un bene culturale architettonico: la Basilica di San Colombano a Bobbio (Piacenza)”, 1980

•  A. Peroni, "Pavia, Misei civici del castello Visconteo", collana Musei d'Italia- Meraviglie d'Italia, Bologna 1975.

•  C. Brambilla, "La Basilica di Santa Maria del Popolo in Pavia ed il suo mosaico" Pavia 1876.

 

 

Autore Luca Giordani