L'INFANZIA
Nato tra il 1395 e il 1400 a Solza nella pianura bergamasca figlio di Paolo e Ricadonna Saiguini de' Valvassori di Medolago , apparteneva alla nobiltà cittadina, come indicava la sua arma araldica, appartenente al genere delle armi parlanti , ovvero di quelle che rappresentano graficamente il cognome.
Il padre di Bartolomeo, con dei parenti, occupò in maniera fortunosa il castello di Trezzo sull'Adda , impadronendosene nell' ottobre del 1404 , facendone così una base per scorrerie nei territori circostanti. Considerato come un piccolo stato indipendente fronteggiò per parecchi anni e con fortuna la Signoria di Milano e quella emergente di Pandolfo Malatesta .
La conquista del Castello di Trezzo cambiò l'infanzia di Bartolomeo, rimaso orfano del padre ucciso dai parenti dopo la conquista del castello.
Riguardo a questo episodio e la conseguente trattamento che subì il giovane Bartolomeo vi sono diverse versioni sappiamo di certo che la carriera militare del nostro Colleoni inizia all'età di 14/15 anni quando fu ammesso come scudiero alla corte piacentina di Filippo Arcelli.

I PRIMI PASSI SUI CAMPI DI BATTAGLIA
Già nel 1424 lo troviamo al comando di una squadra di 20 cavalli al servizio del condottiero Jacopo Caldora ,con il quale entrò alla corte di Giovanna II di Napoli .
Dopo avere aumentato la sua condotta a 35 cavalli ebbe il suo battesimo di fuoco nella battaglia del l'Aquila , 1424 , contro il grande condottiero Braccio da Montone , che venne sconfitto e morì .
In questa occasione pote inalberare il proprio stemma gentilizio con tanto di testicoli.

LE PRIME IMPRESE
Ingaggiato da Venezia, con cui avrà un lungo e travagliato rapporto, diviene luogotenente del Carmagnola.
Si fa notare nella battaglia di Cremona che fu invece fatale per il suo comandante decapitato per tradimento, i l Carmagnola infatti intervenne tardivamente nell'attacco a Cremona, vanificando gli sforzi del Colleoni e determinando, così, il fallimento dell'attacco stesso.
La battaglia di Cremona mette in buona luce il Colleoni che otterrà da Venezia il comando di altri ottanta soldati a cavallo e il feudo di Bottanuco .
Sempre in primo piano nelle vittorie militari il Colleoni rimane comunque considerato da Venezia un capitano di rango inferiore nonostante le vittorie nelle campagne militari della Valtellina e della Valcamonica e il buon comportamento negli scontri tra Venezia e Milano che caratterizzano tutto il 1432 e 1433.
Bruciante per lui la mancata nomina a capitano generale andata invece, per motivi politici, a Gianfranco Gonzaga mentre lui ottiene il comando di solo 100 cavalli.
In seguito ad un periodi di calma che inizia nel 1433 con la pace di Ferrara, il Colleoni si ritirò nelle sue terre bergamasche dove sposò Tisbe Martinengo , figlia di un comandante veneziano e appartenente ad una delle famiglie più importanti della nobiltà bresciana,
Questo matrimonio a parte la nascita di otto figlie, ma non l'erede maschio, darà al Colleoni un'importante appoggio politico grazie all'importanza dei Martinengo in tutto il territorio bergamasco.

GUERRA SUL LAGO DI GARDA
Nel 1437 si accese tra la Serenissima e il Ducato di Milano una furiosa guerra per il possesso del Lago di Garda e delle terre tridentine che vi si affacciano.
Sempre sotto il comando di Gianfranco Gonzaga , ma con una condotta a mezzo servizio con circa 300 cavalli , si distingue nella difesa di Bergamo contro il Piccinino, capitano generale di parte milanese, mentre il Gonzaga è in rotta .
Una rotta che venne vista come un tradimento, confermato poi dallo stesso Gonzaga che non rinnova la condotta come capitano generale veneziano e anzi passa dalla parte milanese.
Anche in questo caso il Colleoni fu tenuto al di fuori dei ruoli di primo piano, venne eletto “Governatore” dell'esercito il Gattamelata, mentre la carica di capitano generale fu lasciata a Francesco Sforza.
La lotta divampò con alterne vicende da Brescia alle Giudicarie e alla vallata del Sarca; sul lago i milanesi tenevano saldamente tutta la sponda occidentale da Riva fino al Mincio, e proprio dal Mincio una flotta si era spinta fino al porto di Riva stazionandovi, mentre i Veneziani in possesso della sponda orientale erano privi di navi da guerra, nè al lago avrebbero mai potuto portarla, non avendo una via d'acqua per accedervi.Colleoni compie un impresa leggendaria, facendo arrivare la flotta veneziana sul Lago di Garda. Con lui c'è un certo Nicolò Sorbolo, nativo di Creta; è lui a suggerirgli un'idea che sembro allora perfino inconcepibile. Una trentina di navi da guerra, tra cui due galeoni e sei galere, navigarono da Venezia risalendo dalla foce tutto l'Adige fino nei pressi di Mori (vicino a Rovereto). Poi con carrucole e funi e impiegando 2000 buoi, le trascinarono per via terra fra i monti lungo la valle del Cameras fino al Passo san Giovanni, poi le calarono fra mille difficoltà fino a Torbole, sul lago, dove venne di nuovo approntata la flotta per fronteggiare quella ducale. Rimesse in acqua le navi, Colleoni le arma, e alcune con grosse travi le lega insieme e vi rizza un castelletto a difesa dell'intera flotta; salpa e inizia a costeggiare il lago.
Il 20 novembre 1439 avvenne il primo scontro con la flottiglia viscontea presso Maderno, e l'indecisione di un comandante veneziano Pietro Zeno portò a una disastrosa sconfitta la squadra veneta. Ma i Serenissimi e il Colleoni non si perdettero d'animo, durante l'inverno facendo arrivare da Venezia, carpentieri, parti staccate, e materiali vari sempre per la stessa singolare via, costruirono sul posto a Torbole (diventato un cantiere della Serenissima) altre navi, poi fra il 10 e il 14 aprile del 1440 con quella che poi diventò la flotta della "Serenissima del Garda", attaccarono e riuscirono a prendersi davanti a Riva una solenne rivincita contro la flotta viscontea; misero piede sulla costa e conquistarono i castelli di Garda e Riva.
Con la pace di Corvara (1441), Francesco Sforza comandante delle milizie di Venezia gli fa avere in premio per i suoi servigi i castelli di Romano, Antegnate e Covo nel bergamasco , ma tre volte se li vide togliere e ridare, a causa delle alterne vicende politiche.

continua ...

Autore Eugenio Larosa