AL SERVIZIO DI MILANO
Il Colleoni ne ebbe abbastanza, lasciò Venezia e si impegnò per Filippo Maria Visconti, che nel frattempo gli aveva promesso una condotta per 1500 lance, un castello a Milano e donò a sua moglie il castello di Adorno e gioielli.
Inizia comunque un rapporto travagliato dovuto ai contrasti con il Piccinino che culminerà nel 1442 con l'arresto del Colleoni avvenuto a Pontremoli e portato in catene prima a Piacenza e poi a Monza nelle carceri denominate “I FORNI”, la moglie Tisbe viene confinata nel castello di Pavia e tutti i possedimenti vengono confiscati.
La morte di Filippo Maria e la proclamazione della repubblica ambrosiana rese possibile la fuga del Colleoni dal carcere in maniera rocambolesca, con il favore delle tenebre si cala frettolosamente ai piedi della torre con delle lenzuola annodate in precedenza e varca il fossato, si dirige verso una sponda del vallo dove l'attende Giorgetto Poma, poi con due cavalli raggiungono Landriano dove riabbraccia la moglie e le figlie e raduna i suoi fedeli.
Siamo nel 1447 e Francesco Sforza nominato capitano generale della repubblica ambrosiana lo vuole con se, e Bartolomeo si vede affidare il comando di un esercito; ha il compito di contrastare le truppe del duca d'Orleans per assicurarsi Asti.
Pone l'assedio al castello di Bosco Marengo; lo scontro avviene l'11 ottobre 1447 la cavalleria di Rinaldo di Dresnay viene aggirata e sterminata e quasi tutti i francesi vengono catturati; è una vittoria che verrà osannata come il trionfo delle armi italiane sulle straniere, inoltre vale al Colleoni il riscatto del capitano nemico valutato 14.000 corone.
A Romagnano Sesia e poi a Borgomanero si scontra di nuovo con le truppe del Duca di Savoia che mette di nuovo in rotta, riporta così tre vittorie complete che conducono alla tregua tra il Ducato di Milano e quello di Savoia.
Questa serie di vittorie gli diedero una grande fama anche a livello internazionale, tanto che lo stesso Duca di Borgogna Carlo il Temerario cercò di assicurarsene il servizio.
IL RITORNO ALLA SERENISSIMA
Il Colleoni lasciò improvvisamente l'esercito milanese e si mise nuovamente al servizio di Venezia (giugno 1448), nella speranza che gli venisse offerta la carica di captiano generale, ma fu una speranza disattesa e si trovo in un ruolo di secondo piana firmando una condotta di 500 lance e 400 fanti.
In questo periodo si coprirà di gloria ma Venezia sembra non voler valorizzare abbastanza il suo audace condottiero, è infatti costretto alla fuga per evitare l'arresto ordinato dal Doge a seguito degli intrighi di Gentile da Leonessa all'epoca suo comandante.
Fuggirà presso Francesco Sforza nel frattempo diventato signore di Milano dove rimarrà al suo servizio 1452/53.
Si distinguerà ancora con un'azione fulminea che lo porta alla riconquista del Monferrato, della Valsassina e dei territori tra Bergamo e Brescia
Nell'aprile del 1453 dopo aver preavvisato lo Sforza si ha il suo ritorno sotto insegne Veneziane che dopo circa 22 anni di attesa firma una condotta a comandante generale oltre che a nuove condizioni economiche, un contratto che legherà il Colleoni a Venezia fino alla sua morte.
La cerimonia di consegna dello stendardo di capitano generale avvenne il mese di maggio del 1455 a Brescia.
Nel 1454 in seguito alla pace di Lodi si da termine a circa 30 anni di guerra tra Milano e Venezia che porta il Colleoni ad un periodo di riposo forzato.
LE ULTIME IMPRESE
Visse i suoi anni di pace nel castello di Malpaga impegnato in opere di mecenate; costruì due monasteri a Martinengo.
In seguito ad un periodo di instabilità politica di Firenze dovuta alla morte di Cosimo De Medici viene in contatto, attraverso la mediazione del duca di Ferrara Borso D'Este, con la fazione antimedicea.
La voglia di una nuova affermazione militare del Colleoni e il supporto, seppur segreto, di Venezia che vedeva la nascita di una repubblica Fiorentina come una rottura dell'asse Milano-Firenze con conseguente predominio nell'Italia settentrionale di Venezia.
Il Colleoni si trovò così da solo a fronteggiare i Medici alleati con il nuovo duca di Milano Galeazzo Sforza e Ferdinando re di Napoli , solo in un secondo tempo si avrà l'appoggio da parte di Borso d'Este , duca di Ferrara e dei signori di Pesaro , Forlì .
Il Colleoni ottenne alcune vittorie fino alla battaglia della Riccardina (o Molinella), battaglia combattuta nel luglio del 1467 che non ebbe ne vinti ne vincitori, che lo vide affrontare l'esercito alleato comandato da Federico d'Urbino.
Paragonabile ad un sconfitta per le implicazioni politiche questa battaglia vede per la prima volta l'utilizzo massiccio e intensivo delle artiglierie, soprattutto spingarde montate su carri, su un campo di guerra.
Utilizzo che viene ampiamente criticato, in quanto le armi da fuoco considerate armi del demonio e che valgono al colleoni la nomea di “barbaro e maligno”.
Seguì la pace dichiarata dal papa Paolo II che bloccò definitivamente le mire di potere del Colleoni.
Gli anni successivi sono caratterizzati da un crescente odio nei confronti di Galeazzo Maria Sforza , coltivando sempre l'illusione di una grande impresa.
In seguito ai suoi precedenti contrasti con Firenze gli fu posto il veto nel comando di una nuova Crociata e di una spedizione Angiona per riprendere il ossesso di Napoli sotto il dominio aragonese.
In questa seconda sfumata occasione gli venne concesso da Renato d'Angiò di aggiungere al proprio il patronimico d' Angiò , ovvero d' Andegavia , potendo così aggiungere nel suo stemma i Gigli Angioini d'oro in campo azzurro con sotto i consueti testicoli colleoneschi.
L'ultima opportunità per il Colleoni d'Andegavia gli si presenta nel 1472, quando Carlo il temerario, Duca di Borgogna, scende in Italia alla conquista del Ducato di Milano, confidando nel supporto di Venezia.
Il Colleoni firmò con il Borgognone una condotta ricchissima oltre che prestigiosa, condotta che prevedeva l'assegnazione di 150.000 ducati l'anno, il comando di 1000 lance e 1500 fanti oltre al privilegio, di aggiungere al proprio stemma le Fasce di Borgogna .
Opportunità che anche questa volta si risolse con un nulla di fatto, tanto che l'impresa morì ancor prima di cominciare ne 1474.
continua ...
Autore Eugenio Larosa |