SANTARCANGELO DI ROMAGNA (Prov. di Rimini) Santarcangelo venne fondata sul Colle Giove in epoca romana, un'altura che si pone fra i fiumi Marecchia e Uso. La tesi più accreditata vuole che il primo insediamento risalga al 268 a.C., poco dopo la formazione della vicina “Ariminum” (nome latino di Rimini, la quale dista appena 10 km). Le campagne santarcangiolesi furono segnate dall'opera di centuriazione del territorio e la costruzione della Via Emilia, che oggi attraversa la città, favorì già a quei tempi i commerci e l'incremento della popolazione. Il Pasini afferma, con campanilistico orgoglio, che “è una delle cittadine meglio conservate e più piacevoli della zona”. Il nucleo antico è ancora in gran parte racchiuso dalla cinta muraria quattrocentesca, restaurata e in parte rifatta nel 1447 da Sigismondo, che vi fece apporre delle epigrafi marmoree. La Rocca malatestiana Anche questa rocca, che purtroppo ha completamente perduto il suo coronamento di beccatelli e di merli, è ornata da iscrizioni in bei caratteri epigrafici antichi e in latino, secondo una moda umanistica che proprio allora cominciava ad affermarsi. Dal cortile, con un pittoresco acciottolato sotto cui esiste una cisterna medievale ancora funzionante, si può accedere al mastio, che è la base della grande torre trecentesca di Carlo Malatesta, con una parte delle sue antiche scale a chiocciola nascoste nelle enormi murature: esse permettevano comunicazioni indipendenti ai vari piani (ne sono superstiti quattro). In una sala di questa torre, all'alba del 10 ottobre 1432, morì ad appena ventun anni Galeotto Roberto Malatesta, detto ‘il beato', nipote e successore di Carlo e fratello di Sigismondo e Malatesta Novello. Alcuni fantasiosi scrittori ottocenteschi hanno ambientato qui le vicende che portarono al ‘delitto d'onore' di Gianciotto, cioè all'uccisione di Paolo il bello e di Francesca da Rimini. Il paesaggio che si gode dalla terrazza del mastio, su cui svettava fino a poco tempo fa un cipressetto pittoresco quanto dannosissimo per la coesione della muratura, è magnifico: la valle del Marecchia si apre ampia fino alle colline e a San Marino da una parte, fino a Cesena e al mare dall'altra”. Nei pressi del fiume, l'occhio attento scorgerà anche una Pieve, della quale verrà qui subito detto. La Pieve di San Michele Degli edifici sacri superstiti in territorio riminese, a dirla del Pasini, questo è sicuramente il più antico ed affascinante: “Sorge a un chilometro dal paese, in una zona pianeggiante, e si presenta come un edificio ad unica navata dalle proporzioni calibratissime e dall'interno luminoso, con le caratteristiche dell'arte ravennate-bizantina del VI secolo; anche l'abside esternamente poligonale, al muratura in mattoni sottili, l'armoniosa serie di finestre centinate, rimandano all'arte ravennate. La cosa non deve meravigliare, perché tutto il territorio riminese era incluso nella pentapoli bizantina ed è stato a lungo difeso contro i barbari, e perché la Chiesa di Ravenna ha avuto per molti secoli parecchi possedimenti fra Romagna e Marche. Una delle poche tracce superstiti di tale condizione è la presenza di dedicazioni di diverse chiese a santi bizantini e longobardi (anche San Michele Arcangelo è uno di questi santi). La nostra pieve oggi si presenta priva di decorazioni, ma scavi archeologici recenti hanno permesso di recuperare frammenti di mosaici pavimentali e di incrostazioni marmoree, documentando così una notevole ricchezza decorativa. Della sua continuità d'uso nel tempo testimoniano il campanile costruito davanti alla facciata nel XII-XIII secolo, un affresco staccato raffigurante San Sebastiano (XV sec), uno splendido Crocifisso del Trecento (ora in Collegiata) e il cippo poggia tuttora la mensa dell'unico altare: una scultura alto-medievale con tralci di foglie e un uccello rapace che artiglia e solleva un piccolo quadrupede, raffigurati con tratti sommari e un intaglio duro, di gusto barbarico”.
Altri siti di interesse Chiesa Collegiata (sec. XVIII): è la chiesa principale della città e custodisce importanti opere d'arti come il “Polittico di Jacobelli da Bonomo” (1385), il “Crocefisso della Scuola Riminese” (sec. XIV), “S. Giuseppe, Gesù Bambino e S. Eligio” del Cagnacci (1635) e “S. Ignazio di Lojola in estasi”. Museo degli Usi e Costumi della gente di Romagna: è uno dei principali musei nazionali dedicati alle tradizioni popolari e presenta, suddivisi in diverse sezioni, reperti e documenti di notevole interesse; molto stimolante la visita in esterno al c.d. “orto delle tradizioni popolari”. Antica Tintoria Marchi: una bottega dove ancora si producono stoffe decorate con la tecnica della “stampa a ruggine”, secondo le regole di una tradizione antica e sofisticata; straordinario il mangano (pressa a ruota) risalente al XVII secolo, da considerarsi esempio rarissimo, se non unico, di uno strumento del genere ancora perfettamente funzionante. Curiosità
Eventi da non perdere Fiera di S. Michele (settembre): anche detta “fiera degli uccelli”, dedicata principalmente a mostra mercato di volatili e in genere al mondo naturale. Fiera di S. Martino (week-end dell'11 novembre): una fiera tra le più ricche della Romagna, famosa già nel XIV secolo; ha un grande mercato, il lunapark ed è arricchita da numerose iniziative culturali; per tradizione si mangiano le beneaugurali castagne (c.d. marroni) e vino poco fermentato (c.d. Cagnina); ancora ben presente il mondo agricolo, grande importanza è riservata alla gastronomia in uno spazio speciale della fiera (la “Casa dell'Autunno”). Mercatino dell'Antiquariato : tutte le prime domeniche del mese. Santarcangelo dei Teatri (luglio): manifestazione internazionale dedicata al teatro di piazza e d'avanguardia. Bibliografia di riferimento: AA.VV, Guida alla Signoria dei Malatesta – In viaggio nelle colline riminesi , Assessorato al Turismo della Provincia di Rimini, Pazzini Editore, Verucchio, 2005 P. G. PASINI, Rocche e castelli malatestiani a Rimini e nel Riminese , Pazzini Editore, Verucchio, 2003 P. G. PASINI, Presenze d'arte negli edifici sacri di Rimini e del Riminese, Pazzini Editore, Verucchio, 2003
Autore Dott. Andrea Carloni |