Armatura da uomo d'arme all'italiana - 1405 – 1415

Cavaliere. La parola rimanda immediatamente al Medioevo e colpisce la fantasia della gente. Ma come vestiva un cavaliere italiano di inizio Quattrocento? Di quante parti era composta la sua armatura, e quanto tempo impiegava nella vestizione?
L'insieme delle pezze difensive che compongono l'armatura (composita) presentata in queste pagine - copia della famosa armatura CH S18 presente nell'Armeria Trapp di Castel Coira (nota 1) - è databile tra il primo e il secondo decennio del Quattrocento.

Un'armatura di questo tipo non può essere vestita senza l'aiuto di uno o più attendenti. Costoro, oltre ad allacciare le parti che compongono tale protezione, devono evitare che il cavaliere si affatichi durante la vestizione (oggi come allora uno dei problemi più grossi, indossata un'armatura, è la quasi totale impossibilità di dissipare il calore corporeo di chi la indossa).



L'armatura viene vestita dal basso verso l'alto.

Nel combattimento a piedi non vengono calzate - essendo d'impaccio - le scarpe a lame (indossate invece nel combattimento a cavallo per proteggere i piedi del cavaliere dai colpi inferti dalle fanterie).

Allacciati gli speroni a rotella (un cavaliere, per distinguersi dal semplice uomo d'arme e dalle fanterie, spesso li porta anche se combatte a piedi) il cavaliere avvolge entrambe le ginocchia con delle fasce di panno grosso *1 ; in questo modo l'articolazione del ginocchiello dell'arnese in acciaio (la protezione della gamba) non lacera la calzabraca durante il movimento; tale operazione serve altresì a fornire una superficie morbida di contatto tra ginocchio ed articolazione dell'arnese.

 

 

 

 

 

Aiutato da un servo il cavaliere sistema, a protezione degli stinchi, gli schinieri *2 e veste il giaco imbottito (pourpoint o farsetto) *3 . Al pourpoint (nota 3) andranno in seguito fissati (armati), tramite aghetti *4 (stringhe realizzate in materiale vegetale o animale, solitamente allacciate o cucite al farsetto), gli arnesi in acciaio *5 e *6 . L'insieme di arnese e schiniere compone la gambiera *7 .

 

 

 

 

 

 

L'arnese in acciaio (composto da cosciale, lamelle, ginocchiello con aletta, stincaletto e coietti) presenta sulla sommità del cosciale un lembo di pelle con due fori *D1 ; infilando in essi, ed allacciandoli, gli aghetti che si trovano nella parte bassa del farsetto, si assicura l'arnese e si impedisce che questo possa scivolare verso il basso.

 


 

Viene quindi indossata sopra il pourpoint una cotta in maglia di ferro *8 (presto sostituita, con l'evolversi dell'armatura, dal farsetto d'arme - o farsetto da armare - dotato di pezze in cotta di maglia cucite od allacciate direttamente allo stesso farsetto, a protezione delle sole parti vulnerabili lasciate scoperte dall'armatura) e una goletta in maglia di ferro.

 

 

 

 

 

 

A protezione della parte alta del busto viene allacciata la schiena e il petto in acciaio *9 .

La resta per la lancia non viene fissata ai ponticelli presenti nel petto, in quanto disagevole nel combattimeto appiedato; la possibilità di rimuovere la resta per la lancia è una caratteristica tipica delle armature da guerra (le armature costruite appositamente per la giostra, al contrario, avevano la resta fissata al petto dell'armatura).

La panziera portante la falda *10 viene congiunta al petto tramite dei coietti; seguendo un procedimento simile al precedente viene agganciato alla schiena il guardarene con le lame di batticulo.

 

 

Si indossano poi i bracciali *11 (insieme unico composto da lama di braccio, lamelle, cubitiera con aletta, antibraccio e coietti), che vengono serrati al braccio tramite i coietti presenti sugli stessi bracciali; la lama di braccio porta un lembo di pelle forato *D2 che, utilizzando le stringhe infilate nelle maniche del pourpoint *6 , viene allacciata a questo. In questo modo il bracciale resta saldamente in posizione e non può scendere.

Gli spalletti *12 (la figura presenta gli spalletti già fissati) sono agganciati all'armatura tramite coietti (uno per parte) che dipartono dai coietti di spalla del petto *10 ; molte delle protezioni di spalla del periodo erano tuttavia legate direttamente agli aghetti del farsetto.

Stocco, daga a rondelle, manopole a clessidra ed elmetto (nota 2) - nell'ordine - vengono indossati per ultimi *13 , e solo pochi attimi prima che il cavaliere prenda posto tra le schiere (visione e respirazione, indossato l'elmetto, sono assai difficoltose).

 


Per vestire un cavaliere con un'armatura simile a questa servono circa 25 minuti, almeno un attendente ed un luogo al riparo dal sole (per non surriscaldare le parti dell'armatura ed il cavaliere che la indosserà); il peso complessivo dell'insieme difensivo è circa 25 chili (essendo, la cotta di maglia, ancora utilizzata nella sua interezza al di sotto delle protezioni rigide che compongono l'armatura).

- TERMINOLOGIA

- NOTE

-BIBLIOGRAFIA

a cura di Alberto Vitali